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[AMINOKAGE]

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{l`ombra della rete}

End title//

//File upload: music
.track: unknown
.artist: Loreena Mc Kennitt
.title: “The Old Ways”

//Play

{The thundering waves are calling me home,
home to you
The pounding sea is calling me home,
home to you

On a dark new year night
On the west coast of claire
I heard your voice singing
Your eyes danced the song
Your hands played the tune
T`was a vision before me

We left the music behind and the dance carried on
As we stole away to the seashore
We smelt the brine, felt the wind in our hair
And with sadnes you paused.

Suddenly I knew that you had to go
My world was not yours, your eyes told me so
Yet it was there I felt the crossroads of time
And I wondered why

As we cast our gaze on the tumbling sea
A vision came o`er me
Of thundering hooves and beating wings
In the clouds above.

As you turned to go I heard you call my name.
You were like a bird in a cage, spreading its
wings to fly
‘The old ways are lost’ you sang as you flew
And I wondered why

The thundering waves are calling me home,
home to you
The pounding sea is calling me home,
home to you}

//end file
//loop//

Tutto era cominciato con quello strano allegato.
Lo avevo ricevuto assieme a tutta l`altra posta, da un mittente sconosciuto, che non figurava in nessuna delle mie liste di contatti.
Lo avrei semplicemente segnato come spam se l’oggetto non avesse riportato il mio nome.
Il testo del messaggio era una stringata richiesta d`aiuto firmata kaguyahime, lo stesso nick del mittente.
Kaguyahime affermava di essere in pericolo, ma non aveva dato nessun`altra informazione a parte una sequenza di numeri, qualche link, e naturalmente l`allegato.
Avevo fatto una scansione completa, ma non sembrava contenere alcun tipo di virus conosciuto… eppure, una voce nel profondo del mio spirito, mi ripeteva con allarmata insistenza che si trattava di qualcosa di pericoloso.
In tanti anni che percorrevo le strade, e la Rete, quella voce non si era mai sbagliata: se ero sopravvissuto così a lungo era solo perché le avevo dato retta.
Decisi per prima cosa di controllare i link.
Il primo apparteneva ad un servizio online per il trasferimento internazionale di denaro. Quando il programma mi chiese di inserire il codice d`accesso, io inserii la sequenza numerica che avevo ricevuto da kaguyahime e quindicimila dollari neo-unionisti vennero immediatamente trasferiti sul mio conto dalla filiale di una consociata scozzese di una banca svizzera con sede nel Granducato d`Insubria.
Questo mi diceva almeno tre cose su kaguyahime: aveva un sacco di soldi, non aveva problemi a spenderli e, probabilmente, era in guai più grossi di quanto poteva immaginare.
Bene, persone disperate mi ingaggiavano proprio per farsi tirare fuori dai guai, e questo aveva l`aria di un ingaggio importante; tuttavia, non ero sicuro di volerlo accettare senza aver prima scoperto qualcosa di più sul mio cliente.
Siccome non avevo altri indizi, digitai ‘kaguyahime’ sul primo motore di ricerca che mi capitò sottomano.
Quasi tutti i risultati che erano usciti fuori erano in giapponese, e tutti avevano in comune il riferimento a una favola tradizionale, la cui protagonista si chiamava appunto Kaguya-hime, che significa ‘Principessa Splendente’.
Ma guarda, pensai sorseggiando il mio caffè bollente, a quanto pare mi ritrovo con una principessa in pericolo.
Poggiai la tazza e mi misi a fissare il mio braccio cibernetico. Non credo che avrebbe fatto una gran bella figura alla Tavola Rotonda, ma per quindicimila verdoni una principessa la potevo anche salvare.
L`unica traccia che avevo però era l`allegato che mi aveva mandato, e la voce nel mio spirito continuava a dirmi che non era una buona idea aprirlo.
Decisi che la cosa migliore da fare era lanciare un`anteprima.
Era un programma. Non c`era modo di scoprire a cosa servisse.
Forse, la ragione per cui non sembrava contenere alcun virus conosciuto era che il programma stesso era un nuovo virus.

Per quanto ne sapevo, la Principessa Splendente non era altro che uno dei tanti hacker che si aggiravano per la Rete.
Ma se il suo scopo era solo quello di infilare quella roba, qualunque cosa fosse, nel mio computer o peggio ancora se avesse voluto infettare il mio cervello, perché avrebbe dovuto pagarmi? Certo, se mi avesse bruciato le sinapsi, non sarei più stato in grado di riscuotere i soldi.
No, la somma era già stata trasferita, eliminarmi non avrebbe avuto alcun senso.
L`unico modo per venirne a capo era scoprire che cos`era quel programma. E per farlo, non avevo altra scelta che installarlo da qualche parte e poi lanciarlo.
Quello che mi serviva era un hard disk riformattato e isolato dalla Rete.
Sapevo dove trovarne uno: la Loggia Virtuale del Barone Zero mi era già stata utile in casi di questo tipo.
Il Barone Zero e io avevamo una specie di accordo: lui identificava per me i programmi di dubbia provenienza, e io in cambio chiudevo un occhio sui software non proprio legali che giravano nel suo locale.

La Loggia Virtuale si trovava nel quartiere sud, non lontano dalla zona industriale.
Una volta quel distretto aveva anche un nome, ma oramai era conosciuto solamente come il Quartiere Psichedelico.
Ogni cosa sembrava calcolata apposta per farti perdere la testa, dalle insegne al neon alla musica dei locali che si sentiva fin nelle strade, negli angoli delle quali ragazzini fighetti pieni di piercing chiacchieravano amabilmente con puttanelle glitterate poco più vecchie o anche più giovani di loro. Spesso non era troppo chiaro chi offriva cosa, a chi e in cambio di cosa.
Un gruppo di adolescenti dai capelli viola uscì schiamazzando da un locale di karaoke. Una di loro mi si avvinghiò addosso prima che avessi il tempo di reagire e mi diede un bacio.
Esplorai la curva dei suoi fianchi per qualche istante, più perché in quel quartiere sarebbe sembrato scortese non farlo che perché ne avessi davvero voglia, poi l`allontanai con un gesto brusco e proseguii per la mia strada. Per un attimo la ragazzina si voltò a guardarmi, poi scomparve di nuovo dietro alle sue amiche.
Controllai se avevo ancora portafoglio e palmare, ma sapevo che era inutile; anzi, sentii la mia vocina che mi rimproverava la mia diffidenza.

Trovai il Barone Zero di ottimo umore. Il locale era pieno e gli affari andavano bene, specie quelli sottobanco.
Mi batté una mano sulla spalla e mi chiese se fossi interessato a qualcuna delle sue ultime simulazioni; –Sono qui per lavoro– risposi.
–Ah, davvero?– fece il Barone improvvisamente sospettoso –Di che si tratta?
–Ho qui un programma…– iniziai, in tono volutamente elusivo.
–Che tipo di programma?– il barone abbassò la voce e i suoi occhi divennero due fessure.
–È quello che vorrei scoprire– ribattei.
–Ah vuoi che lo identifichi? Questo ti costerà un po’…
–Non importa– feci con nonchalance –posso pagare. O almeno, il mio cliente può farlo.
–Chi è il tuo cliente?– il Barone Zero mi venne più vicino, fregandosi le mani mentre un lampo di cupidigia brillava nei suoi occhi.
–La Principessa Kaguya!– risposi in tono beffardo.
–Mi prendi in giro?– grugnì il Barone –La Principessa Kaguya è una favola!
–Già, ma secondo la favola, il vecchio che aveva dato rifugio alla principessa trovava dell`oro ogni volta che andava nella foresta di bambù! Sono stato anch`io nella foresta di bambù… guarda che ho trovato!– e con queste parole, gli misi in mano un rotolo di banconote.
–Dov’è il programma?– domandò il barone, dopo aver contato e ricontato i soldi.
Gli passai una chiave elettronica con l`avvertimento che per quanto ne sapevo poteva anche contenere un virus, perciò avrebbe fatto meglio ad andarci cauto.
–È l`unica copia?– mi chiese il Barone.
–Non te l`avrei dato senza prima farne un`altra copia!– risposi –E stai attento, se è un virus e tu lo mandi in rete, il mondo intero saprà che sei stato tu più in fretta di quanto ti ci voglia a dirlo!
–D`accordo, non ti scaldare!– grugnì il Barone –Gli do un`occhiata e ti faccio sapere…
Un paio di giorni dopo ricevetti un videomessaggio dal Barone Zero; quando raggiunsi la Loggia però, lo trovai più che mai confuso.
–Ma che accidenti mi hai dato?– sbraitò appena mi vide.
–Dovresti dirmelo tu– alzai le spalle –ti ho pagato per identificarlo dopo tutto!
–Beh, io…– balbettò il Barone Zero.
Ero riuscito a metterlo in difficoltà a quanto pareva, ma lui non era il tipo da ammetterlo così facilmente.
–Io non ho mai visto un programma come questo!– sbuffò –e guarda che ne ho visti parecchi…
–D`accordo, non t`impallare– ribattei –dimmi quello che hai scoperto.
Il Barone Zero premette un paio di tasti e le immagini pornografiche sul suo schermo furono sostituite da un lungo foglio di lavoro.
–Le riconosci?– mi chiese.
–Certo…– risposi, quasi infastidito dall`ovvietà della domanda –sono stringhe di codice!
–Tre quarti di queste stringhe di codice non hanno alcun senso– sbuffò il Barone –o se ce l`hanno, sono scritte in un linguaggio che io non conosco, e che non si trova su nessun manuale!
–Un programmatore ubriaco?– buttai lì.
–Beh, no… può darsi che sia un programma estremamente specifico, progettato per funzionare solo su una rete interna dedicata…– azzardò il Barone –direi che, chiunque abbia fatto una cosa del genere, o è un genio o è un folle!
–Su questo non c’è dubbio!– convenni.
–Comunque– proseguì il Barone –da quel poco che sono riuscito a identificare, direi che si tratta di un software giapponese.
–Credevo che il Giappone fosse nel caos, dopo quello che è successo!– esclamai.
–E chi non lo è?– il Barone serrò i denti –È vero, dopo che è crollato il governo, la Yakuza e gli Zaibatsu si sono spartiti quello che restava… ma nel complesso, la maggior parte dei giapponesi non sta tanto peggio di noi, e molto meglio di tanti altri!
Ringraziai il Barone, gli allungai qualche altra banconota e mi rimisi in macchina.
Non so perché ero così turbato: volevo allontanarmi da Vancouver per addentrarmi nei boschi a nord della città, invece mi persi nella Grigia Distesa d`asfalto. L`attraversai tutta: lo Sprawl dei più ricchi, con le sue villette tutte uguali e lo Sprawl dei poveri, con le sue palazzine tutte uguali; ogni tanto mi imbattevo in una di quelle megachiese corporative, con i loro schermi giganti e le funzioni domenicali sponsorizzate dalla Coca-Cola.
Arrivai al mare; lasciai la macchina in un parcheggio quasi vuoto, ad eccezione di qualche grosso fuoristrada tirato a lucido.
Mi sporsi dalla ringhiera e fissai la terraferma, dall`altra parte dello stretto.
Stai guardando dalla parte sbagliata, sussurrò la voce nel mio spirito.
Mi voltai, ma non vidi altro che il rosso cupo del Sole che tramontava dietro al grigio delle nuvole e del cemento.
Tesi la mano verso la fiamma, come a voler afferrare il Sole, e fu allora che un lampo di comprensione attraversò il mio cervello: segui la Fiamma, mi diceva.
Segui la Fiamma.
A quel tempo non avrei potuto saperlo, ma era stato proprio il Sole a stendere la sua mano per afferrare la mia.


Prenotai in-rete un biglietto aereo low-cost per Neo-Tokyo, e una stanza nell'albergo più economico che riuscii a trovare, cioè una cuccetta di due metri per uno in uno di quei cript-hotel vicino all'aeroporto.
Probabilmente avrei potuto permettermi qualcosa di meglio, ma non avevo idea di quanto a lungo mi sarei fermato, e non volevo appoggiarmi troppo alla Principessa Kaguya.
L'aereo atterrò in un piccolo aeroporto nei sobborghi, in pieno Sprawl. Appena fuori dall'aeroporto, già di per sè piuttosto scalcinato, lo squallore mi colpì allo stomaco.
Per fortuna, il mio albergo non era troppo lontano, dall'aeroporto ci si poteva arrivare a piedi, ed era convenientemente vicino alla stazione della metropolitana.

Come previsto, si trattava di un cript-hotel. Con una certa riluttanza, infilai la valigia nel loculo, e strisciai dentro a mia volta. Dovetti ammettere che era abbastanza comodo, una volta superata l'iniziale sensazione di claustrofobia. Era anche isolato acusticamente, dettaglio tutt'altro che trascurabile, data la sua vicinanza all'aeroporto.
Tentai di mettermi a sedere nel loculo, ma sbattei la testa contro il soffitto. Accesi la luce e ispezionai con lo sguardo ciò che avevo attorno.
Il loculo conteneva un piccolo armadio, incassato nella parete alla sinistra del letto. In fondo c'era uno schermo da cui era possibile accedere in Rete (i comandi erano alla mia destra) oppure sintonizzarsi in streaming su qualsiasi stazione radio o TV desiderassi. Avevo addirittura un minuscolo bagno indipendente, completo di doccia. Tutto questo occupava un volume complessivo di non più di sei metri cubici. Vivendo lì, e adattandomi a una dieta di ramen istantaneo, sarei potuto restare a Neo-Tokyo per un tempo indefinito.
Queste erano le buone notizie; ora arrivavano quelle cattive. Mi trovavo in terra straniera, non parlavo molto bene la lingua, non avevo idea di chi o che cosa stessi cercando e quella in cui ero restava pur sempre la più vasta e densamente popolata metropoli del mondo.
E soprattutto, non ero affatto entusiasta dell'idea di vivere in un loculo e di mangiare ramen istantaneo per chissà quanto tempo!

Spinto dalla necessità di trovare del cibo, ma anche dal desiderio di aria e di spazio, uscii dal cript-hotel ed iniziai ad esplorare i dintorni.
Con mio grande sollievo, a poca distanza si trovavano un minimarket e un sushi-bar che, sebbene dessero la distinta impressione di aver visto giorni migliori, offrivano almeno la possibilità di soddisfare il mio appetito ad un prezzo ragionevole. Entrai nel locale e indicai una voce a caso sul menù che non sapevo leggere. La donna dietro al bancone mi diede una ciotola piena di una brodaglia bollente, in cui galleggiavano pezzi di qualcosa che non seppi identificare, e che non mi parve troppo invitante. Dopo aver assistito ai miei goffi tentativi di usare le bacchette poi, tirò fuori da qualche parte una forchetta di plastica e me la porse. Solo il mio ringraziamento superò in goffaggine la mia incapacità con le posate; ripresi a mangiare quasi nascondendo la faccia nella ciotola, certo di essere passato per un completo imbecille.

Quando uscii dal sushi-bar ormai si era fatto buio. Non ero rimasto troppo soddisfatto della cena, e la prospettiva di strisciare di nuovo nel mio loculo non mi allettava per niente. D`un tratto sentii qualcuno battermi sulla spalla.
–Gaijinyo! (Hey, straniero!)
Mi voltai.
–Che vuoi, ragazzina?
Non capii una parola di quello che mi disse, nè avevo troppa voglia di provarci. Tornai in albergo, mi infilai esausto nel mio loculo e mi addormentai così.

Il giorno dopo feci alcune ricerche in-rete sulle più importanti multinazionali del Giappone, con l`intenzione di scoprire quale potesse avere abbastanza risorse, oltre alle capacità e all`interesse, per creare un intranet dedicato che funzionasse con un codice specifico.
La mia ricerca non diede frutti.
Desiderando sgranchirmi le gambe, uscii dal mio loculo, ma non avevo nemmeno superato la soglia dell`albergo che mi trovai davanti la ragazzina della sera prima; indossava un abito bianco e blu che riconobbi essere un`uniforme scolastica.
–Konnichi wa, Gai-sama!– mi disse con un inchino.
–Nani? (Come?)
–Ho detto: Buon giorno, Onorevole Straniero!– mi rispose in un pessimo inglese.
–Sì, questo l`ho capito– io ribattei in un pessimo giapponese –ma cosa vuoi da me?
–Tu non sei di qui– lei ridacchiò –potresti aver bisogno di qualcuno che conosca il posto...
Alzai le spalle.
–E cosa vorresti in cambio?
Lei rise ancora più forte, e io capii.
Era un fenomeno sempre più diffuso nello Sprawl, e non più solo in Giappone: studentesse, anche giovanissime, che si prestavano ad avere rapporti sessuali in cambio di borsette, cellulari, scarpe firmate, o anche per il solo gusto di farlo. A Neo-Tokyo le chiamavano, molto eufemisticamente, otome, che significa "vergini". Ma c`era anche chi, specie tra i più tradizionalisti, le descriveva con il ben meno lusinghiero appellativo di gaisenshoujo, che si può tradurre grossomodo in "ragazzine che vanno a letto con gli stranieri".
Risposi di non essere interessato e mi addentrai da solo nella Grigia Distesa di degrado urbano dello Sprawl. E fu un errore, perchè in quel labirinto di vicoli tutti uguali, ben presto persi l`orientamento. Non so per quanto tempo girai a vuoto prima che qualcuno mi battesse di nuovo sulla spalla. Mi voltai di scatto, trovandomi di fronte la mia otome. Mi guardava con un sorriso beffardo, che suonava come un "te l`avevo detto".
Districandoci tra il suo inglese e il mio giapponese, riuscimmo in qualche modo a capirci: scoprii che si chiamava Erimi, e che aveva quattordici anni. Mi disse anche di non essere una gaisenshoujo, insistendo a chiamare se stessa michi no bushiko.
–Una "guerriera della strada"?– risi –Certo, certo...
In un batter d`occhio mi riportò davanti al mio albergo.
–Uh... Arigato, Erimi-san...– balbettai abbozzando un inchino.
Lei si inchinò a sua volta e scomparve.

Per quanto fossi restio ad ammetterlo, l`aiuto di Erimi mi fu prezioso nei giorni seguenti. In poco tempo, grazie a lei, non solo potevo orientarmi tra i meandri dello Sprawl di Neo-Tokyo, ma iniziai anche ad ambientarmici. Mi mostrò un altro paio di locali dove mangiare a basso prezzo e una lavanderia a gettoni; mi insegnò anche a bollire il riso e a preparare alcuni piatti semplici (e fece un tentativo di insegnarmi ad usare le bacchette di cui preferisco non parlare).
Mi indicò quali zone avrei fatto meglio ad evitare perchè erano il territorio di qualche banda, e mi aiutò per quanto le era possibile nelle mie ricerche, nonostante i progressi continuassero ad essere pochi.
Sembrava comparire dal nulla ogni volta che avevo bisogno di lei, e non solo. Una volta, mentre ritiravo il mio bucato da un`asciugatrice automatica, una ragazzina con l`uniforme scolastica semisbottonata e le unghie laccate mi si avvicinò e mi propose, se mi andava, di infilarmi in una cabina a ore con lei. Non ebbi neppure il tempo di rispondere perchè Erimi, sbucata da chissà dove, le saltò addosso come una furia e la riempì di botte; poi, dopo averle sbavato il rossetto con la manica e coperta d`insulti, le ordinò di allontanarsi, con l`avvertimento che "Questo straniero è sotto la mia protezione, e se ti pesco un`altra volta a ronzargli intorno, ti picchio a morte!"
–Mi dispiace, non sapevo che fosse tuo!– l`altra s`inchinò a fondo e scappò via in lacrime.
Ero sconvolto, non tanto dalla scena a cui avevo assistito, una cosa normale nello Sprawl, ma dalla consapevolezza di esserne stato, sebbene involontariamente, la causa.
Mentre tornavo in albergo, Erimi mi seguiva a distanza, guardando a terra e senza parlare, come se a prenderle fosse stata lei.
–Gai-sama?– mi chiamò mentre attraversavo la soglia.
Mi voltai.
–Non hai più detto una parola, Gai-sama...– mi fissò, e il suo sguardo luccicava –ti ho forse offeso?
–Ma come puoi essere una tigre un momento, e un gattino spaurito un attimo dopo?– sbottai.
Erimi scattò all`indietro come se avesse ricevuto uno schiaffo.
–Senti...– tentai con un tono più dolce –perchè non torni a casa? I tuoi genitori saranno preoccupati...
–La mia casa è lo Sprawl– rispose –e i miei genitori... non esistono!
–Sono morti?– domandai.
–Non esistono!– Erimi sibilò serrando i pugni –Io sono una michi no bushiko! Supurouru no senshi! (una combattente dello Sprawl).
Mi urlò queste parole in faccia prima di correre via.

Passarono alcuni giorni, durante i quali non rividi più Erimi. Mi sentivo come se l`avessi abbandonata. La voce nel mio spirito mi rimproverava di non essere stato in grado di capirla, che l`avevo delusa, addirittura tradita.
Cercai di dedicare tutte le energie che avevo alle mie indagini, ma senza di lei ero tornato ad essere uno straniero in terra straniera; inoltre, ogni volta che mi aggiravo per lo Sprawl, o ero collegato in Rete, o giacevo nel mio loculo, continuavano a venirmi in mente i suoi occhi pieni di collera e di tristezza.
Poi, mentre rileggevo i miei appunti seduto su una panchina in mezzo a una radura d`asfalto, me la vidi comparire di fronte, dura e fiera come un samurai, nella sua uniforme scolastica.
–Gai-sama!– si irrigidì quasi scattando sull'attenti.
–Nani?– Risposi in modo altrettanto brusco. In realtà il fatto che lei si trovasse lì mi procurava un sollievo imbarazzato, che cercavo di nascondere forse a me stesso prima che a lei.
–Ho raccolto delle... informazioni– rispose –che credo potrebbero esserti utili...
Mi mise al corrente dell`improvviso intensificarsi delle guerre tra bande in certi quartieri dello Sprawl, tutti nei dintorni della zona controllata da uno Zaibatsu chiamato Maima-Shirami.
Avevo già sentito quel nome: era nei miei appunti.
La Maima-Shirami era delle prime multinazionali dell`area del Pacifico nel campo dell`informatica e dei sistemi di rete, dopo la spartizione del pacchetto azionario della Microsoft; produceva sia impianti hardware che software estremamente avanzati. Negli ultimi mesi, la sua quota di mercato si era allargata a dismisura grazie al fallimento di alcune aziende concorrenti, che erano state rilevate subito dopo.
–Come lo hai scoperto?– domandai.
–Supurouru no Senshi!– mi rispose con durezza. Poi tuttavia abbassò gli occhi e, quasi controvoglia, aggiunse –Ma... ho imparato molto anche da te... Gai-sama!
La guardai come se la vedessi per la prima volta.
–Gomen nasai, Erimi-chan...– le dissi – sei stata molto brava...
Lei s`illuminò tutta.
–Arigato, Gai-sama! accetto le tue scuse!

FOTO: ragazza triste in uniforme scolastica

Il Distretto Aziendale della Maima-Shirami era vasto quanto una piccola città e separato dallo Sprawl da uno spesso muro di cemento e filo spinato, con delle guardie armate che lo sorvegliavano.
In Nordamerica mi era capitato spesso di vedere "Comunità Controllate" (che nonostante il nome non avevano proprio nulla di controllato, anzi, hanno contribuito all`espansione dello Sprawl da cui volevano fuggire) ma mai nulla di simile.
Come aveva scoperto Erimi, le guerre tra bande erano scoppiate quasi simultaneamente in quartieri anche molto distanti tra loro, che non avevano nulla in comune a parte confinare con il territorio della compagnia. La polizia non è mai riuscita a pattugliare efficacemente lo Sprawl, per colpa della corruzione, della mancanza di personale e del semplice buon senso unito all`istinto di sopravvivenza, e così gruppi di mercenari finanziati dalla Maima-Shirami si erano assunti il compito di "riportare l`ordine". In questo modo, aree urbane sempre più vaste erano passate sotto la "protezione" della compagnia.
Sempre nello stesso periodo, erano iniziati i fallimenti a catena di numerose piccole aziende concorrenti della Maima-Shirami, a causa di improvvisi ed inspiegabili crash dei loro sistemi.
Mettendo assieme quello che Erimi e io sapevamo, giungemmo alla conclusione che i mercenari corporativi avevano probabilmente intenzione di convergere verso un quartiere che i suoi abitanti chiamavano Akamu no Meikyou (Labirinto d`Incubo).
–Da quanto mi hai detto, sembra che il piano sia di spingere tutti i teppisti laggiù. Ma perchè non assaltarlo direttamente come gli altri?
–Non è così semplice– rispose Erimi –Akamu no Meikyou è il territorio di un boss della Yakuza che si fa chiamare Daitamagawa-dono (il Grande Signore del fiume Tama).
A quanto pareva, mi trovavo tra la proverbiale incudine e il martello: i mafiosi non avrebbero mai permesso ai mercenari corporativi di invadere il loro territorio senza combattere.
La Principessa Kaguya non mi pagava abbastanza per farmi coinvolgere in una guerra.
Considerai l`idea di tornarmene a Vancouver.

Quella notte feci uno strano sogno.
Vidi lo Sprawl, un'immensa isola di cemento che fluttuava sopra un abisso senza fine.
Vidi anche una donna: era sospesa tra il cielo e l'asfalto, e i suoi piedi non toccavano il suolo.
In qualche modo, sapevo che era la Principessa Kaguya.
Il suo volto era pallido come la Luna e i suoi occhi puri come il cristallo.
Indossava un kimono di seta con i bordi ricamati d'oro, decorato dall'immagine di un drago rosso che avvolgeva tutto il suo corpo come una spirale. Non era solo un disegno: sembrava vivo.
I capelli lunghissimi, raccolti in un'elaborata pettinatura, mandavano riflessi d'oro e d'argento.
Teneva una mano tesa sopra la città quasi come se, solo con quel gesto, potesse impedire che sprofondasse nel caos.
Guardò verso di me, ma in quel momento udii uno sparo.
Una macchia di sangue comparve sul suo petto.
–Ti prego... non abbandonarmi!– La Principessa tese la mano verso di me, ma io non fui abbastanza rapido per afferrarla.
La vidi cadere al suolo, e i palazzi iniziarono a crollare.
Dal basso sentivo le urla di Erimi che chiedeva aiuto.
Mi svegliai, sudato e tremante, nel mio loculo.
Sentii vibrare il mio palmare, dovevo essermi dimenticato di spegnerlo.
–Perdonami se ti chiamo nel cuore della notte, Gai-sama...– mi arrivò la voce spezzata di Erimi –penserai che io sia una sciocca... ma...
–Hai avuto un incubo?– la interruppi.
–Come lo sai?
Collegando il palmare al mio cervello cibernetico, riuscii a tracciare la chiamata. Veniva da una cabina d'accesso pubblico.
–Erimi... Resta dove sei, arrivo subito!
La trovai in piedi in mezzo alla strada deserta.
Appena mi vide, mi corse incontro e mi buttò le braccia al collo.
Le chiesi di raccontarmi il suo sogno e rabbrividii: era esattamente uguale al mio.
Sulle prime, pensai che qualche webrunner si fosse infiltrato nel mio cervello cibernetico e vi avesse inserito un'esperienza simulata, ma Erimi non aveva un cervello cibernetico; com'era possibile che avessimo sognato la stessa cosa?
Cercammo di farci coraggio a vicenda, ci serviva qualcosa che ci impedisse di abbandonarci al terrore... ma cosa?
Fu proprio Erimi a trovare la soluzione.
–Gai-sama... portami a bere!
Feci per obiettare, ma sapevo che era inutile.
Erimi era cresciuta dopo gli Anni del Caos: per lei "minorenne" era una parola sconosciuta.
Dopo quello che avevamo passato poi, chiunque avrebbe avuto bisogno di un goccio.
La portai in un locale (sarebbe superfluo chiamarlo "malfamato", se dico che era nello Sprawl ho già detto tutto).
Il posto era pieno di teppisti coperti di cuoio, e di otome. Alcune di loro erano vestite con uniformi simili a quella di Erimi, altre non erano esattamente vestite. Ogni tanto, una coppia si allontanava per appartarsi nelle cabine a ore nel retro del locale.
Il cameriere era un ragazzotto non molto più vecchio di Erimi, che cercava di darsi un'aria da duro esibendo il suo look da punk. Quando la vide, gonfiò il petto.
–Due birre!– schioccò lei con un'occhiata di disprezzo.
Il ragazzo tornò con due grossi boccali. Erimi ne afferrò uno e buttò giù una poderosa sorsata, lo sbattè sul tavolo e mi guardò.
–Ho assaggiato di meglio– commentò –ma almeno è fresca!
Lanciò un'altra occhiataccia al cameriere –Sei ancora qui?
Il ragazzo si dileguò.
Tra un sorso e l`altro, iniziammo a chiacchierare, come due vecchi amici che bevono assieme.
–Gai-sama– mi disse a un certo punto –ormai ci conosciamo da un po`, ma non so ancora il tuo nome...
–Mi chiamo Dyrew– risposi –Kyle Dyrew.
–Assomiglia a Dairyu...– mormorò Erimi –significa "Grande Drago" in giapponese...
–Buffo– chiosai –I miei antenati erano gallesi...
–Io invece mi chiamo Erimi Tetsubara, che significa "Rosa d`acciaio"...
–Ah, davvero?– sorrisi –Un nome adatto allo Sprawl...
Verso la fine del primo boccale, Erimi iniziò a comportarsi come... beh, come una quattordicenne. Rideva senza più contegno, e aveva smesso di chiamarmi Gai-sama per passare a Ryuchan (draghetto).
Prima di rendermene conto, la stavo già chiamando Eri.
–Ryuchan, stavo pensando...
–Si?
–Siamo presi tra due fuochi, vero? Da una parte la Maima-Shirami, e dall`altra la Yakuza...
–La Maima-Shirami è troppo grande per non avere falle nel suo sistema– la rassicurai –basta trovarle...
–Mi sembra più facile infiltrarsi nell`organizzazione di Daitamagawa-dono– rispose Erimi.
–Non credo proprio...– obiettai –Chi potrebbe avvicinare un boss della Yakuza?
–Una otome...– mormorò lei, guardandomi dritto negli occhi –io sarei una perfetta spia...
–Eri, sei ubriaca?– sbottai –Hai quattordici anni!
–Proprio per questo ho più probabilità di piacergli...– replicò Erimi con una freddezza che trovai spaventosa.
–Niente resta puro nello Sprawl!– ritorse decisa alle mie obiezioni –Non avrei alcun piacere nel farlo, ma non voglio che ti capiti qualcosa di male...
–Ti ringrazio del pensiero, Eri-chan– risposi –ma so badare a me stesso!
Scrissi il codice del mio conto su un pezzo di carta e lo diedi ad Erimi, assieme alla tessera elettronica del mio loculo.
–Aspettami lì– le dissi –se non torno entro due giorni, puoi tenerti i soldi... per qualche tempo, dovrebbero bastarti.
Mi alzai per andarmene prima di darle la possibilità di ribattere, ma lei mi corse dietro.
–Lascia almeno che ti aiuti!
Non le risposi.
–Perchè non vuoi che venga con te?– protestò.
–Per il tuo stesso motivo– le dissi –Non voglio che ti capiti qualcosa di male!
–Tu mi offendi! Vuoi insinuare che non so badare a me stessa? Io...
Mi voltai verso di lei senza preavviso.
–Sei una guerriera? Segui il bushido?
Erimi strinse i pugni.
–Lo sono!– sibilò.
–Allora– ritorsi con il tono più solenne che riuscii a ottenere –obbedisci agli ordini del tuo signore!
Erimi si bloccò di colpo.
Chiuse gli occhi con ira.
–Kuso... (Merda...)– mormorò. E fece un inchino.

Persi molta della mia sicurezza, quando un elicottero della Maima-Shirami mi intimò di andarmene sotto la minaccia di una mitragliatrice.
Devo ammettere che, in quel momento, mi chiesi cosa ci fosse di così sbagliato nel piano di Erimi.
Però avevo trovato quello che cercavo: un ingresso secondario che passava attraverso le fogne, oltre il muro che circondava il distretto aziendale della Maima-Shirami.
Al mio ritorno, trovai Erimi distesa nel loculo, con l`uniforme ancora addosso.
Si asciugò di nascosto le lacrime appena mi vide attraverso il vetro, e premette il pulsante di apertura.
Invece di uscire, si spostò verso la parete interna.
Mi fece cenno di entrare.
–Non farlo mai più!– singhiozzò appoggiando la fronte al mio petto –Non voglio più giacere sola... in questa specie di tomba... a chiedermi se tornerai!
Con un sospiro, le accarezzai i capelli.
–Eri-chan... le ragazze giapponesi sono tutte mature come te?
–No– mi rispose, affondando le unghie nel mio braccio buono –sono gli occidentali a essere infantili...


Un appartamento abbandonato dello Sprawl, due locali, un bagno, una minuscola cucina, l`elettricità rubata e niente riscaldamento; un futon buttato in un angolo.
Quella era la casa di Erimi, o meglio, il suo rifugio.
Appeso al muro, sorretto da due grossi chiodi spaiati, c'era un boken, una spada di legno, che aveva tutta l'aria di essere stata usata. Erimi vi aveva inciso, con estrema cura, il proprio nome in kanji.

Dopo aver passato tanto tempo nel loculo, persino quella mi sembrava una suite all`Hilton.
–Credo di poter entrare attraverso quel condotto, se faccio attenzione...– le stavo dicendo –mi servirà il tuo aiuto per manomettere la serratura elettronica, ma dopo devi promettermi che tornerai qui.
–D`accordo...– ribattè Erimi tra i denti –ma solo se anche tu prometti di tornare... Giuralo!
Secondo l`usanza giapponese, ci stringemmo i mignoli e giurammo, chiamando gli Dei come testimoni.
Non avevo mai invocato gli Dei prima di allora. Seguivo, è vero, quella che ho chiamato la voce del mio spirito, ma senza essere realmente conscio della sua esistenza. Avevo sempre creduto che la religione fosse una cosa da megachiese aziendali, o per i drogati dello Sprawl; ma la luce che vidi negli occhi di Erimi mi fece pensare che, se gli Dei esistevano, almeno uno di loro doveva somigliare a una ragazzina in uniforme scolastica.

Disattivare la chiusura elettronica del pannello di manutenzione era relativamente semplice, ma ci sarebbe voluto del tempo. Quello che Erimi doveva fare era avvisarmi in caso si fossero avvicinati i mercenari della Maima-Shirami.
Mentre montava la guardia stringendo il suo boken, poteva anche avere un aspetto minaccioso, ma entrambi sapevamo che una spada di legno non sarebbe servita a molto contro una pattuglia di mercenari corporativi.
Finalmente il dispositivo si arrese. Erimi mi diede il via libera.
–Appena sarò entrato, rimetti il pannello al suo posto, poi sparisci. Vai a casa e restaci finchè non torno. Intesi?
Erimi annuì.
Strisciai nel pannello e scesi nelle fogne. Da lì passai ai tunnel abbandonati della vecchia metropolitana, un vero e proprio labirinto che si dipanava per chilometri (ringraziai tra me il tecnico cibernetico che mi aveva impiantato un GPS nel cervello). Proseguii in direzione del distretto corporativo, sentendomi come Teseo. La voce nel mio spirito mi fece notare l'ironia.
Parte dei tunnel era stata murata; dovetti girare parecchio prima di trovare un passaggio, e quando finalmente ci riuscii, scoprii che anche quello era protetto da una serratura a combinazione. Una rapida scansione mi rivelò che il difficile non sarebbe stato tanto aprire la porta, ma impedire che scattasse l`allarme. Mi ci volle quasi un`ora per escluderlo.
Una volta dentro, cercai d`istinto sensori e telecamere; ne trovai parecchi e dovetti faticare non poco per sovrappormi al sistema e costringerlo a non registrare la mia presenza.
Mano a mano che mi addentravo nel sotterraneo, la sorveglianza diventava più serrata, che mi portò a chiedermi che cosa ci fosse di così importante da proteggere o da nascondere, ma grazie alla mia abilità di webrunner, il sistema non riusciva ad individuarmi. Sarei riuscito ad infiltrarmi senza troppi problemi, e ad andarmene prima ancora che qualcuno si fosse accorto che ero entrato.
Se non fossi stato così occupato a complimentarmi con me stesso, forse avrei sentito la voce nel mio spirito che mi urlava di fare attenzione. Invece mi ritrovai scaraventato a terra, come se una mano gigantesca mi avesse schiaffeggiato.
–Ma che...
Sentii l`aria muoversi rapida verso di me; mi scansai appena in tempo per evitare un altro colpo, ma davanti a me non vidi niente. Attivai i sistemi di implemento sensoriale, che non mi diedero altro che statiche.
Notai che ero stato colpito di striscio, come da un`artigliata; perdevo sangue e lubrificante sintetico.
"Ma è impossibile" pensai "Cosa può essere tanto forte da squarciare anche il metallo degli innesti?"
~ATTENTO!~ sentii una voce urlare. Questa volta non veniva dal mio spirito, ma dal mio cervello cibernetico.
~ChI sEi?~ domandai sullo stesso canale.
~ALLA TUA SINISTRA!~
Scartai a destra mentre un macchinario dietro di me andava in pezzi.
Una donna saltò davanti a me con un triplo carpiato, colpì l`aria con una serie rapidissima di pugni, poi spiccò un balzo di cinque metri e tirò un calcio volante al nulla.
Era chiaro che aveva anche lei degli innesti: nessun essere umano avrebbe potuto muoversi così.
Atterrò a poca distanza da me e mormorò qualcosa. La stanza fu invasa da un lucore evanescente, e la cosa contro cui stava combattendo divenne visibile.
Per la verità avrei preferito non vederla: non credo esistano parole adeguate per descrivere quell`orrore.
–Ma che cos`è?– domandai d`impulso.
–È un Guardiano!– rispose la donna.
Sparai tutti i proiettili che avevo, addosso alla cosa. Giurerei di aver sentito una risata gelida, come l`eco di un sogno spaventoso.
–Un guardiano di cosa?
~DeGli InFeRi! NoN lAsCiArLo AvViCiNaRe, O fArÀ a PeZzI iL tUo SpIrItO!
Mi chiesi come fosse possibile fare a pezzi uno spirito e il mostro, pare, decise di darmi una dimostrazione pratica.
Mi afferrò, e fu come provare tutto il dolore che sia mai esistito da un capo all`altro dell`Eternità.
La mia voce interiore, spezzata, moribonda, tentava di sussurrarmi di ricordare la promessa; mi apparve il volto di Erimi.
Feci appello a tutte le mie forze e guardai il mostro dritto negli occhi... o negli abissi vischiosi di pece che passavano per i suoi occhi, simili ad un vuoto cosmico privo di stelle.
Urlai.
Vidi quell`essere dissolversi, come una nube nera in un vento impetuoso.
La donna corse a sostenermi.
–Bravo! lo hai sconfitto!
Mi sentivo svuotato e inerme.
–Cos`era? Da dove veniva?
–Dalle Tenebre– rispose la mia soccorritrice –il Regno dei Morti oltre i confini della Realtà...
Deglutii.
–E come c`è arrivato qui?
–Domanda intelligente...– convenne la donna –è ovvio che qualcuno lo ha evocato... ma chi? E soprattutto... perchè?
–A sentirti parlare– mormorai –sembra che affronti cose del genere tutti i giorni...
–Infatti è così!– lei rispose.
–Ma tu... chi sei?
–Sono un`aminokage– rispose la donna come se avessi dovuto sapere di che stava parlando –E sono qui per il tuo stesso motivo. Grazie per aver disattivato il sistema di sicurezza...

Dei due demoni che dovetti affrontare quel giorno, il meno spaventoso era il Guardiano.
–E questa chi è?– sibilò Erimi.
–Stà tranquilla– ancora una volta la donna misteriosa venne in mio soccorso –non ho intenzione di portartelo via!
–Sarà meglio per te!– Erimi rispose con aria minacciosa.
La donna scoppiò a ridere e le scompigliò giocosamente i capelli.
–Simpatica, questa sgualdra! Mi ricorda com`ero io alla sua età!
Per quelli che non hanno familiarità con il gergo dello Sprawl, "sgualdra" è un termine che esprime affetto. Erimi però non lo apprezzò per niente, anzi, allontanò in malo modo la mano di quella che considerava la sua rivale.
–Non ti ho dato tutta questa confidenza!– ringhiò.
–Eri-chan... ti prego...– ansimai (mi sentivo come se qualcosa dentro di me stesse bruciando).
Erimi mi fissò a lungo, con un`espressione sempre più allarmata.
–Che ti è successo?– mi chiese –Hai un aspetto orribile!
Mi trascinò barcollante davanti allo specchio del bagno. Mi vidi pallidissimo, e i miei occhi erano così infossati da sembrare che non avessi dormito per anni.
Raccontai ad Erimi quello che mi era successo.
Lei sbiancò, mi abbracciò, corse davanti alla donna misteriosa e la ringraziò con l'inchino più profondo che le avessi mai visto fare, aggiungendo le sue più umili scuse per il proprio comportamento.
La donna si avvicinò al boken appeso alla parete, osservando con molto interesse gli ideogrammi che vi erano incisi, ma evitando con cura di toccarlo.
–Poichè è un`estranea nella casa di Tetsubara-san, è la sottoscritta che prega Tetsubara-san di accettare le sue scuse– e restituì l'inchino.
Il giapponese formale non si sentiva troppo spesso nello Sprawl, e infatti era chiaro che la donna non era abituata ad usarlo.
–Accetta la mia ospitalità allora– ribattè Erimi, che non poteva non ammorbidirsi di fronte a una simile dimostrazione di rispetto da parte di una persona con più anni di lei.
–Ti offrirei del tè– aggiunse –ma...
Erimi diede un`occhiata sconsolata al barattolo accanto al lavello, la cui etichetta recitava "Tè verde" ma che invece conteneva un cacciavite, un taglierino e una matita.

Un quarto d`ora dopo eravamo tutti e tre seduti sul pavimento, con accanto del caffè in lattina e qualche birra.
–Sospettavo da parecchio tempo che la Maima-Shirami utilizzasse la magia nera per sabotare le imprese concorrenti– spiegò la donna misteriosa aprendo una lattina di birra –Mi sono imbattuta in voi per caso... quando ti ho visto entrare nel condotto di manutenzione ho deciso di seguirti.
–Come mai non mi sono accorto di te?– sospirai stringendo il mio caffè freddo.
–Quello che tu hai fatto con il sistema di sicurezza, io l`ho fatto con la tua mente– la donna rispose. Avrei voluto obiettare che non era possibile che si fosse infiltrata nel mio cervello cibernetico così facilmente senza che me ne accorgessi, ma lei mi anticipò.
–Non mi sono infiltrata... ho semplicemente ingannato i tuoi sensi.
–Ah... con la magia immagino!– risi.
–Se non credi alla magia, allora dimmi, quella come la spieghi?– la donna indicò la ferita che mi aveva procurato il Guardiano e buttò giù un altro sorso di birra.
Anche Erimi mi lanciò uno sguardo di rimprovero, come se aspettasse una spiegazione che sapeva non sarebbe mai arrivata.
–Tu sai come funziona il tuo cervello cibernetico?– proseguì la donna –Immagino di no... eppure lo usi tutti i giorni. In realtà, nessuno sa con precisione neppure come funziona un normale cervello umano. Se ti chiedessi "che cos`é l`Intelligenza?" sapresti rispondermi?
Dovetti ammettere di no.
–L`Intelligenza che da forma alla Materia... questo è la Magia– spiegò la donna. –Invece, quando la Magia si fonde fisicamente con la materia, nasce la Vita. E quando la Vita si accorge di se stessa, cioè quando comprende la Magia, nasce la Coscienza. (Erimi-san, dove le butti le lattine vuote?)
Erimi gettò la sua birra in un angolo.
–Lì!– rispose.
La donna gettò la sua lattina accanto a quella di Erimi e ne aprì un`altra.
–Lo scopo della cibernetica è di creare l`Intelligenza Artificiale– la donna continuò –In realtà l`"Intelligenza Artificiale" non esiste. È solo la Magia che si fonde col metallo anziché con la carne. I pensieri sono dati, l`Universo è un sistema, e un incantesimo non è altro che un programma che dice al Sistema cosa fare...
–Se un incantesimo è un programma– domandai –potrebbe anche essere spedito come... come un allegato?
–Certo...
Le mostrai quello che avevo ricevuto dalla Principessa Kaguya.
–È un incantesimo...– disse dopo appena un`occhiata –queste non sono stringhe di codice, sono formule magiche scritte in codice informatico.
–E cosa fa?– domandò Erimi.
–Non saprei dirtelo senza prima beta-testarlo...– rispose la donna –per quanto ne so, potrebbero aver usato questo per evocare il Guardiano...
Al pensiero che potesse esistere un programma in grado di evocare quegli esseri raccapriccianti da chissà quale oscuro Abisso, un acuto senso di terrore e di rivolta si impadronì di tutto il mio essere.
Imprecai.
Gettai la mia lattina di caffè, non ancora del tutto vuota, assieme alle altre, e mi alzai senza avere in mente un luogo preciso dove andare.
NO, NON FARLO! Mi urlarono all'unisono Erimi, la donna misteriosa e la voce del mio spirito, che ora ero in grado di riconoscere.
Provai qualcosa di simile a quando il Guardiano mi aveva afferrato, e mi parve di sentire un rumore, ad una distanza infinita, come di un vetro infranto, le cui schegge appuntite si fossero conficcate dentro di me.
Caddi riverso al suolo.
–Dannazione!– la donna misteriosa scattò in piedi –Il Guardiano deve aver fatto più danni di quanto pensassi! Aiutami a farlo distendere sul futon!

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Qual è il suono di una sola mano che applaude?

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Se un albero cade in un bosco dove nessuno può sentirlo, fa rumore?

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Come si tira fuori un`oca da una bottiglia senza uccidere l`oca nè rompere la bottiglia?10010101010101010
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Di quello che è successo dopo ho solo vaghi frammenti di memoria, mescolati alle immagini di sogni febbricitanti e a sequenze di numeri senza alcun senso, che lampeggiavano nel mio cervello cibernetico impazzito.
Neppure io so dire con precisione cosa fosse reale e cosa no.
Erimi seduta accanto a me.
La donna misteriosa che canta strane parole.
Erimi che mi toglie i vestiti.
La donna misteriosa che traccia dei simboli su di me.
Candele.
Il suono di un tamburo.
La Principessa Kaguya.
Luci.
Ombre.
Spettri. Attorno a me.
Erimi e il suo Boken.
Erimi che combatte gli spettri.
Erimi che veglia su di me.
La donna misteriosa che veglia su di me.
La principessa Kaguya che veglia su di me.
Gli Dei che vegliano su di me?
Il mare.
La donna misteriosa che esce nuda dal mare.
La Dea dell`amore.
Il Dio della Guerra. Davanti a me. Mi porge una spada. Indossa un mantello di tartan, i suoi capelli rossi come una fiamma nel vento.
Da sotto il mantello spunta il suo braccio... solo che non è il suo. È di metallo. D`argento. (quello vero lo ha perso in battaglia).
Anche lui è come me... un cyborg.
Cerco di afferare la spada ma non ci riesco.
Lo spirito ululante dei morti. Vola verso di me.
una spada macchiata di sangue... ma non è la mia.
Una Dea guerriera.
Una Dea in uniforme scolastica.
Una guerriera in uniforme scolastica?
Erimi.
Erimi sdraiata su di me. La sua uniforme gettata a terra.
Non andare via. Non abbandonarmi. Non morire.
Il Guardiano.
La donna misteriosa cerca di incatenarlo. Erimi lo colpisce... ma una spada di legno non basta.
Il Dio dal Braccio d`Argento, il Dio-Cyborg, è di nuovo davanti a me.
Mi porge la spada.
–Prendila!– mi dice.
Stavolta la afferro.
Nelle mie mani diventa luce, una luce azzurra.
Affondo la lama di luce nel cuore del Guardiano... il Cuore delle Tenebre.
Lo vedo cadere.
–Bravo! Lo hai sconfitto!– mi dice la principessa Kaguya.
–Hai vinto...– le fa eco il Dio dal Braccio d`Argento –questa battaglia.
La sua voce è come il tuono.
–Ma la guerra è appena iniziata. Ora il tuo compito è di proteggere la Principessa.
Per un attimo, la Principessa dell`Est e il Guerriero dell`Ovest si scambiano uno sguardo.
–Grazie...– lei s`inchina.
Lui si limita a sorridere.
–Tu hai chiesto aiuto... io ho risposto.


L`aria era calda e umida, impregnata di odori sconosciuti. Il buio era spezzato solo dalla luce della Luna e delle insegne al neon che entrava dalla finestra.
Attorno a me intravidi i resti di candele consumate, stecche d`incenso e altre cose.
Ero indolenzito e affamato.
–Erimi?– chiamai –Eri-chan?
–Ti sei svegliato finalmente!– sentii la voce della donna misteriosa –Hai dormito per quasi due giorni!
La luce si accese all`improvviso e sulla porta apparve Erimi, scalza e semivestita.
–Si è svegliato?– strillò, e corse ad abbracciarmi.
–Come ti senti?– mi domandò.
–Uno schifo...– risposi –Ma immagino che poteva andarmi peggio.
–Sei molto forte– fece la donna misteriosa con l`aria di chi è davvero impressionato –Sei stata molto brava anche tu, Erimi...
–Oh, no...– Erimi ridacchiò e arrossì –io non ce l`avrei mai fatta senza di te... Sensei!
La donna ebbe un fremito, come se non la rendesse affatto felice essere chiamata "Maestra".
–Cosa è successo qui, veramente?– domandai.
–Nulla che le parole possano spiegare...– mormorò la donna –Ma non credo sia stato un caso se ci siamo incontrati... esiste una ragione per cui ci troviamo qui adesso, tu, io, persino Erimi...
–Beh...– balbettai –tu dovresti essere più esperta di me a riguardo...
–Che vuoi farci!– la donna si passò una mano tra i capelli –Faccio queste cose solo da prima della guerra...
–Prima della guerra?– ribattei incredulo –Quanti anni avevi, quindici?
La donna si rabbuiò di colpo.
–Io...– mormorò –non ero molto più vecchia di Erimi quando ho iniziato... ero una combattente dello Sprawl quando non c`era neanche lo Sprawl. Siamo state noi le prime...
–Noi?– intervenne Erimi –Ce n`erano altre?
La donna chiuse gli occhi come se per lei fosse doloroso ricordare.
–Eravamo... in cinque. Ci facevamo chiamare le Bishoujo Sailor Senshi...
–Le Guerriere Sailor?– Erimi sgranò gli occhi –Tu eri una Guerriera Sailor?
–Ne ho sentito parlare– intervenni –ma credevo fossero una specie di leggenda metropolitana, come i Gremlins o i coccodrilli albini nelle fogne...
–Guarda che i Gremlins esistono!– mi rimproverò la donna –Per quanto riguarda i coccodrilli albini... beh, non so dirtelo...
–Qual eri di loro?– la incalzò Erimi –Sailor Mars? Sailor Mercury? Oppure...
–Ero Sailor Venus!– tagliò corto la donna –Mi sembrano passati secoli... il mio vero nome, non lo uso più da anni, è... era... Minako Aino...
Non riuscivo a credere alle mie orecchie.
–Tu sei Minako Aino?– esclamai –Ho ancora tutti i tuoi dischi!
–Tutti e due vuoi dire?– Minako rise –C`è ancora qualcuno che se li ricorda?
–Al liceo avevo una mezza cotta per te!– risposi (Erimi mi guardò male) –Ma sei davvero tu?
Minako si mise a cantare: Non c`erano dubbi che fosse proprio lei. Dovetti sforzarmi per non fare qualcosa di stupido, tipo chiederle l`autografo.
–Beh– sospirai alla fine –che coincidenza!
–Non è affatto una coincidenza!– esclamò Minako –Anzi, conferma quello che pensavo, che tra noi ci sia un qualche tipo di legame!
–Un legame?– domandai mentre lo scetticismo cedeva mio malgrado il posto alla curiosità –E che legame potrebbe esserci tra noi?
Minako si fece pensierosa.
–Non so... le nostre vite precedenti, forse?
–Aaaaah, non sarebbe fico?– sospirò Erimi.
–Già...– mormorai fissando il pavimento –proprio fico...

L`aria era fredda come l`abbraccio di uno spettro.
Mi sporsi oltre la ringhiera metallica. Vari piani sotto di me c`era lo Sprawl.
Le luci lampeggianti dai colori acidi non facevano altro che rendere ancora più evidente ai miei occhi le sue infinite ombre: i palazzi cadenti, il suono delle sirene, l`eco lontano di uno sparo. La Yakuza, gli Zaibatsu e le otome.
Eppure, per cupe che fossero le ombre dello Sprawl, non erano neppure paragonabili all`oscurità che si nascondeva sotto lo Sprawl.
Sentii un brivido, nonostante avessi ridotto il feedback sensoriale.
I raggi della Luna quasi piena sembravano tanti fili d`argento che sorreggevano la Grigia Distesa, in uno sforzo disperato di impedire che sprofondasse ancora più in basso.
–Che ci fai quassù tutto solo?– Minako comparve dietro di me senza che me ne accorgessi.
–Pensavo...– guardai lontano da lei, verso lo Sprawl. Lei si appoggiò alla ringhiera e fissò un punto lontano nella stessa direzione.
–Che cosa è successo alle Guerriere Sailor?– domandai di punto in bianco. Minako esitò a rispondere.
–Abbiamo fallito– sospirò –ci siamo lasciate sopraffare dall`Oscurità. Niente resta puro nello Sprawl...
Voltai la schiena alla Grigia Distesa e guardai verso la Luna.
–Me lo ha detto anche Erimi... ma io credo che si sbagli...
Minako mi lanciò un`occhiata interrogativa.
–Qualcosa di puro dev`essere rimasto... forse è questo che ci lega.
Minako rise. Una risata amara e sincopata, quasi si stesse sforzando di trattenere quel poco di purezza che le era rimasto.
–Lo sai che si è messa in testa Erimi?– se ne uscì all`improvviso –Vuole festeggiare il nostro incontro e la tua guarigione... ha deciso di preparare il sukiyaki...
–Che cos`è?– domandai.
–Spezzatino di manzo con funghi e verdure... sai, il piatto delle grandi occasioni...
–E lei lo sa fare?
–Non lo so– replicò Minako –ma se riesce a trovare tutti gli ingredienti nello Sprawl, è una strega più brava di me... A proposito! Ho scoperto a cosa serve quel programma!
Trasalii.
–Ad evocare un Guardiano?
Minako scosse la testa.
–Molto peggio... è una specie di supervirus mistico, in grado di attaccare qualsiasi macchinario, rendendo inutili le normali protezioni... neppure la Rete Neurale sarebbe al sicuro!
Imprecai.
–Però non basta inviarlo via mail... occorre una specie di rituale per attivarlo. In teoria, potrebbe crashare un intero sistema di supporto informatico...
–Che spiega i misteriosi "guasti" a catena che hanno colpito i concorrenti della Maima-Shirami...– conclusi.
Minako annuì.
Sospirai.
Avevo scoperto che il mondo era molto diverso da come lo credevo: un mondo popolato da Dei e demoni, multinazionali che usano la magia nera e ragazzine guerriere, incantesimi inviati via mail, principesse in pericolo, ex-Guerriere Sailor e, forse, un cavaliere cyborg.
Guardai il mio braccio cibernetico. Alla luce della Luna risplendeva come se fosse fatto d`argento. Non so che figura avrebbe fatto alla Tavola Rotonda, ma, forse, con quel braccio, forse una principessa la potevo proteggere.

//File upload: music
.track: unknown
.artist: Yoko Ishida
.title: “Ai no Senshi”

{kami ga sora ni moeagaru
karada ga honoo no you yo
yada wa nande kou naru no
HONTO ni mou okotchau kara
koi wo shite setsunai mama
amai yume wo mite itai no ni
yurusenai AITSUra no sei yo

yappari watashi yarukkyanai ne
tatakitsubushite yaru wa
kono te de aku wo
sou yo sore made
ganbaranakutcha
mezame nasai aoi senshi yo

donna warui hito datte
suki nara shinjite miru no
sore wo riyou suru nante
sonna no yatcha ikenai no yo
itsu datte mamoritai no
anata no tame tonde yuku wa
ai dake ga kagirinai ENAJI

nee watashi-tachi yarukkyanai ne
onna no ko no junjou misete yaru no yo
nani ga nan de mo ganbaranakutcha
mune ni chikau ai no senshi yo

nee watashi-tachi yarukkyanai ne
tatakitsubushite yaru wa kono te de aku wo
sou yo sore made ganbaranakutcha
mezame nasai ai no senshi yo}

===AUTOMATIC TRANSLATION IN PROGRESS ==>
0101010010101010101010101010
"Sailor Moon", "Sailor Venus" e le "Bishojo Sailor Senshi" sono Copiright Naoko Takeuchi e Kodansha (gli altri personaggi però sono miei)

.track: unknown
.artist: Yoko Ishida
.title: “Guerriera dell'Amore”

{Mi si drizzano i capelli, come se prendessero fuoco.
Il mio corpo sembra in fiamme.
E mi chiedo, perchè mi succede questo?
Perchè sto bruciando, dentro di me?
Così ci si innamora, e allora si soffre,
perchè c`è qualcuno che vorrebbe far svanire i miei sogni.
E allora, è arrivato il momento di combattere.

Lo so, tocca a me farlo.
Con la forza delle mie mani sconfiggerò il Male.
Fino ad allora, con coraggio andrò avanti.
Svegliati, pallida [acerba] guerriera!

Anche se il tuo cuore non è del tutto puro,
se tu mi ami, io crederò in te.
Non cercare di approfittarne, o lo perderai!
Tutto ciò che voglio è proteggerti.
Solo l'amore mi da l'energia senza limiti,
per volare al tuo fianco.

Andiamo, è la nostra [battaglia]
mostriamo il coraggio di un cuore puro.
Fino ad allora, continiamo ad andare avanti
restando uniti, guerrieri dell'amore!

andiamo, tocca a noi farlo.
Con la forza delle nostre mani
sconfiggeremo il Male.
Fino ad allora, con coraggio andremo avanti.
Svegliati, guerriera dell'amore!}

//End file