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–Principe Endymion?
Il giovane si voltò distrattamente.
–Oh… sei tu.
La ragazza non avrà avuto più di quindici anni, ma sembrava già una donna. Una splendida donna pensò il principe, resa ancora più bella dai raggi della luna che si riflettevano sul suo volto.
–Ti vedo preoccupato, fratello mio.
–Io invece non ti vedo da tempo– Endymion cercò di sviare il discorso –Da quando sei entrata nel tempio come novizia… quanti anni sono passati?
–Cinque anni– rispose la ragazza.
Il principe rivide con lo sguardo la bambina che era stata la sua compagna di giochi e la confrontò con quella che aveva di fronte.
Non c`era dubbio che fosse… cresciuta.
–Se tu non fossi mia sorella, potrei innamorarmi di te!– esclamò.
–Piantala, scemo!– arrossì lei con una risata nervosa; tuttavia, in fondo al suo cuore, quel complimento non le dispiaceva.
Una folata di vento si levò tra le colonne del palazzo, facendola rabbrividire. Endymion si tolse il mantello e lo sistemò con gentilezza attorno alle spalle nude di lei.
–Mi sei mancata Serenity… questo grande palazzo era diventato troppo silenzioso senza di te.
–Vuoi forse insinuare che sono rumorosa?
–Sei ancora la bambina che conoscevo!– sorrise il principe.
–Non è vero!– Si risentì lei –Non manca molto alla mia iniziazione… tra poco sarò una donna!
–Certo, certo…– si schermì Endymion –è come dici tu!
–E non sono neanche stupida– riprese Serenity –lo so che mi stai nascondendo qualcosa…
–Non è nulla– disse Endymion conducendo la sorella all`esterno, sulla grande terrazza
–Nulla di cui tu debba preoccuparti…
Per un istante Serenity si perse a contemplare l`immenso lago, così vasto da sembrare un mare; la superficie dell`acqua, leggermente increspata, era avvolta come sempre da una sottile foschia, che diffondeva i raggi della luna che vi si riflettevano, creando su di esso quel gioco di luci e ombre che gli era valso il nome di Lago d`Argento.
Per lei non esisteva al mondo un luogo più bello.
–Neanche tu sei cambiato.
Endymion guardò la sorella con aria interrogativa.
–Cerchi sempre di proteggermi– continuò Serenity calma –lo sai che non lo sopporto!
–Cosa c'è di male nel voler proteggere la mia sorellina?
Lei lo fissò con ira.
–Oh, per la Dea! Smettila di trattarmi come una bambina! Vorrei davvero non essere tua sorella, così saprei ben io come scioglierti la lingua!
–Che dici!– la rimproverò lui.
–Dimmi tu piuttosto… per quale motivo da quando sono tornata sei sempre così cupo? Si tratta forse di Lemuria?
Endymion sospirò.
–Una guerra con i Lemuriani, o anche con gli Atlantidei, potrebbe essere l`ultimo dei nostri problemi in questo momento…
–Che può esserci di peggio?– polemizzò lei.
–Quello che abbiamo temuto per decenni.
Serenity trasalì.
–Il Diluvio?
–Sembra che non ci siano più dubbi– annuì Endymion –I mutamenti climatici, i terremoti sempre più frequenti… e la posizione delle stelle è cambiata, anche se di poco. Tutto lascia supporre che la catastrofe sia imminente.
Serenity si lasciò sfuggire un`imprecazione poco consona per una principessa e ancor meno per una sacerdotessa.
–Ora vorrei non avertelo chiesto!– esclamò.
–Di nuovo quel sogno…– mormorò Usagi sbadigliando.
Poi lo sguardo le cadde sulla sveglia.
–Le otto e mezza?
Come una furia saltò giù dal letto precipitandosi in bagno, e quasi travolse la sua gatta.
–Scusa Luna…
Il felino miagolò una protesta.
–Mamma!– strillò precipitandosi giù dalle scale con lo spazzolino ancora in bocca –Si può sapere perché non mi hai svegliata?
–Ci ho provato– rispose sua madre –Ma non sarebbero bastate le cannonate! E poi continuavi a mormorare frasi sconnesse, tipo che non sei una bambina e non hai bisogno di essere protetta…
–Proprio così– rispose Usagi gonfiando il petto –ormai sono una donna!
–Una donna che farà tardi a scuola se non si sbriga!– la richiamò sua madre –Dai, muoviti!
–Uffa!– si lamentò Usagi –Ma in fondo, a cosa serve andare a scuola?
–A trovare un buon marito– rispose sua madre con l`aria di aver detto una grande verità.
–Allora perché hai divorziato?
L`espressione sul volto di sua madre divenne improvvisamente corrucciata.
–Oh, com'è tardi!– esclamò Usagi –Sarà meglio che mi sbrighi. Ciao mamma!
Arrivare a scuola in ritardo per Usagi era più la regola che un`eccezione, ma lei non se ne preoccupava troppo, perché col tempo era diventata abilissima ad entrare in classe senza farsi notare; la sua capacità di intrufolarsi ovunque, che lei chiamava "manovra F117" dal nome del caccia invisibile, era diventata quasi leggendaria tra i suoi compagni.
Anche quel giorno la manovra le riuscì in pieno; la sua compagna di banco, Minako, si congratulò con lei con un`occhiata d`intesa.
–Un`altra incursione andata a segno, F117!
–Il prof ha già fatto l`appello?– s`informò Usagi.
–A-ha– rispose Minako –ma non preoccuparti: Usagi Tsukino ha risposto "presente".
L`amica le mostrò con orgoglio il suo piccolo registratore.
–Oh, Mina– disse Usagi –Cosa farei senza di te…
–Hai fatto i miei compiti di storia?– chiese Minako.
–Eccoli!– rispose Usagi porgendo il quaderno all`amica.
–Ed ecco i tuoi d`inglese– replicò Minako.
–Scusate– s`intromise Ami Mizuno –ma tutta l`energia che usate per i vostri sotterfugi, perché non la mettete nello studio? Sono sicura che otterreste degli ottimi risultati!
–E tu perché non ti fai gli affari tuoi, secchiona!– la investì Minako –Sono sicura che avresti più amici!
–Non dovresti trattarla così– le suggerì Usagi.
–Non capisco perché difendi `sta rompiscatole!– brontolò Minako.
–Perché nessuna di noi due è brava in matematica, scema! Da qualcuno dovremo pur copiare!
–Stronze!– si lasciò sfuggire Ami, ad alta voce.
–Mizuno! Un simile linguaggio dalla capoclasse?
–Mi scusi professore…– Ami sudava freddo, e sarebbe voluta scomparire sotto al banco; dietro di lei, Usagi e Minako ridacchiavano.
–Ti piace?– disse Minako mostrando all`amica l`oggetto che portava al polso.
–Bello– rispose Usagi –Dove l`hai preso?
–In un negozio New Age in centro.
–A-ha– fece Usagi mentre toglieva la stagnola dal suo portapranzo.
–Si chiama "Catena dell`Amore di Venere", serve ad attirare l`amore verso di te…!
–Non ti bastano tutti i ragazzi che hai?– ridacchiò Usagi.
–Essere popolare tra i ragazzi è bello– sospirò Minako lasciandosi andare contro l`albero nel cortile della scuola –Ma io vorrei qualcosa di più…
–Ti capisco– rispose Usagi –lo sai che stanotte ho fatto ancora quel sogno?
–Ma va?– fece Minako –Quello in cui sei una principessa?
–VOI DUE!– una voce carica di collera interruppe i loro discorsi; sopra di loro, con i pugni stretti e la faccia livida, c`era Ami.
–Guarda chi c'è, la secchiona!
–Sapete che ho preso una nota per colpa vostra?
–Certo, così impari a farti gli affari tuoi!– fu la risposta di Minako.
–Ami, lascia perdere…– s`intromise un`altra ragazza.
–Non cercare di fermarmi Naru!– esclamò Ami –Voglio risolvere questa faccenda, una buona volta!
–Hey secchiona, vuoi fare a botte?– fece Minako scattando in piedi –Devo ammettere che hai fegato!
Infuriata e offesa, Ami spintonò Minako con tutte le sue forze, facendola cadere a terra; evidentemente però aveva preso troppo slancio perché la sua faccia andò ad investire in pieno il pugno di Usagi.
–Va bene Mizuno– l`apostrofò quest`ultima –io non cerco grane… ma se te la prendi con la mia amica, te la prendi con me! Intesi?
–Non c`era bisogno che tu intervenissi– brontolò Minako mentre l`amica l`aiutava ad alzarsi –potevo cavarmela da sola…
–Eri a terra– si giustificò Usagi –ho agito d`istinto.
Non appena le altre due furono andate via, Ami si voltò verso Naru versando lacrime di rabbia.
–Perché non mi hai aiutata? Eravamo in due contro due…
–Io con quelle due teppiste?– rispose Naru –Stai scherzando! E poi sei stata tu a provocarle…
Ad Ami non rimase altro da fare che urlare al cielo tutta la sua frustrazione.
–Purtroppo mio signore, le notizie da Lemuria non sono quelle che speravamo.
–Dunque non intendono ascoltarci– disse Endymion con disappunto –ma arrivare ad aggredire i nostri ambasciatori…
–È inammissibile!– esclamò uno dei ministri –Non possiamo tollerare un simile oltraggio!
Un cenno del principe lo invitò al silenzio.
Uno degli Atlantidei nella sala domandò la parola per chiedere cosa fosse successo alla loro ambasciatrice.
–La nobile Keria sta bene ora… grazie agli Dei sono riuscita a curare le sue ferite.
–Sarai adeguatamente compensata per questo, guaritrice– replicò Endymion –Ti prego, continua.
–Sfortunatamente, la nobile Keria e io siamo state le uniche a fuggire da Lemuria… gli ambasciatori degli altri regni sono tutti morti o catturati.
un brusio indignato si levò nella grande sala. Di nuovo, il principe ordinò il silenzio.
–Quello che non capisco– intervenne l`ambasciatore di Cimmeria –è perché si ostinino nel cercare una guerra, quando il Diluvio ci minaccia tutti.
–I Lemuriani sostengono che il Diluvio è solo una scusa per aumentare l`influenza dei regni di Elysion e di Minos– proseguì la guaritrice –sostengono inoltre che non tollereranno ulteriori interferenze nel loro territorio, neppure per scopi umanitari.
–Capisco…– mormorò Endymion amareggiato.
Il principe congedò la guaritrice, che fece un inchino e si voltò per uscire.
–Aspettate un momento– intervenne la principessa Serenity –Come sapete, Keria di Atlantide e io siamo legate da un`amicizia di vecchia data. Se le sue condizioni lo permettono, vorrei andare a visitarla.
–Non ho nulla in contrario mia signora– rispose la guaritrice –ti prego soltanto di non farla stancare troppo.
La nobile Keria riposava in un`altra ala del palazzo, in modo da non essere disturbata. Serenity dovette camminare un bel po’ per raggiungerla, e ad ogni passo cresceva la sua preoccupazione.
Quando finalmente la vide distesa su un letto e spalmata di medicamenti, non seppe se essere sollevata o abbattuta.
–Serenity?– Keria la chiamò con un filo di voce.
–Mi spiace di averti svegliata– rispose lei.
–Ci hanno attaccato a tradimento… vigliacchi!
–Sta calma…– la esortò Serenity –la guaritrice ha detto di non affaticarti!
–Noi Atlantidei siamo gente fiera– si rattristò Keria –non avrei voluto che tu mi vedessi così…
–Va tutto bene– la rassicurò Serenity –non è stata colpa tua.
–Ti ho delusa, non è così?
–No…– Serenity scosse il capo.
–Perché sei triste allora?
–Cercate sempre tutti di proteggermi– rispose la principessa –ma io… perché non riesco a proteggere le persone che amo?
–Ho fatto ancora quel sogno, sai Minako? Solo che stavolta c`eri anche tu…
–Davvero?– ribatté l`amica mentre mordicchiava distrattamente una matita –Ma se tu eri una principessa, io chi ero?
–Una nobile Atlantidea.
Minako sgranò gli occhi.
–Io un`Atlantidea? Ma non solo… nobile addirittura! Lo sai, mi piacciono i tuoi sogni…
–E c`era anche lei– Usagi fece un gesto in direzione della fila davanti.
–La secchiona?– sbuffò Minako –E che ci faceva lei nel tuo sogno?
–Era una guaritrice.
–Non mi farei curare da quella neanche se stessi per morire!– sbottò Minako inviperita.
Ami da parte sua, che non era riuscita a digerire l`umiliazione del giorno prima, era particolarmente irritabile: appena arrivata a scuola aveva litigato di nuovo con Naru, rimanendo ancora più stizzita di fronte alle sue sovrabbondanti quanto inutili scuse.
Entrata in classe con i nervi a fior di pelle, era stata costretta alla nuova umiliazione di dover pulire l`aula dopo le lezioni, come punizione per aver risposto male ad un insegnante.
Era occupata a spingere lo straccio già da un po’, quando Umino, un ragazzo di un`altra sezione con gli occhiali spessi come fondi di bottiglia, le si avvicinò per chiederle per quale motivo un`allieva modello come lei si trovasse in punizione.
Ami tuttavia, non era dell`umore giusto per rispondere a modo.
–Lo sai Umino, sto imparando a mie spese che nella vita è meglio farsi gli affari propri.
Stupito ma per nulla intimidito dalla risposta di Ami, Umino decise che era meglio cambiare discorso.
–Hai sentito– iniziò –che il professor Gunnar Jonsten dell`università di Oslo terrà una conferenza qui a Tokyo?
–Che argomento?– domandò Ami distrattamente.
–Archeologia. Il professor Jonsten ritiene di aver trovato le rovine dell`antico impero di Lemuria.
–Hai detto Lemuria?– intervenne Usagi, che passava di lì per caso.
–S-si, Lemuria– balbettò Umino di fronte alla foga di Usagi –P-perché?
Ma ormai Umino non le interessava più.
–Ami… se non sbaglio, tua madre insegna all`università.
–Si– rispose Ami senza alzare gli occhi dallo straccio –alla facoltà di medicina.
–Medicina?!– si stupì Usagi.
–Proprio così– continuò Ami con orgoglio –la mia è una famiglia di medici per tradizione!
–Devo assistere a quella conferenza!– si accalorò Usagi.
–E da quando ti interessano le conferenze?– domandò Ami sarcastica.
–M`interessa l`argomento– precisò Usagi.
–Perdi il tuo tempo– replicò Ami –Lemuria non è mai esistita. È solo una leggenda per gli sciocchi.
–Grazie del consiglio, ma questo è un problema mio.
Ami fissò Usagi con odio.
–Hai ragione– sibilò –Non sono fatti miei. Dopotutto sono solo una secchiona, giusto? E allora dimmi, perché una secchiona come me dovrebbe aiutare una… una come te?
–Possiamo fare uno scambio– propose Usagi.
–Tu non hai niente che io voglio.
–E se…– Usagi deglutì, quasi stesse cercando il coraggio di fare ciò che doveva –se ti aiutassi a fare le pulizie?
Ami guardò l`altra ragazza come se le fossero spuntate quattro nuove braccia.
–Tu?
–Non sai quanto mi costa!– sbottò Usagi –Odio fare le pulizie, specialmente assieme ad una secchiona come te!
–Perché ci tieni tanto?– chiese Ami stupita.
–Sono affari miei.
–No Tsukino– obiettò Ami –sono affari miei… oppure non ti aiuterò!
–È… una lunga storia– balbettò Usagi –e complicata…
–Va bene. Me la racconterai con comodo– sogghignò Ami con calma –Nel frattempo… voglio venirti incontro. Visto che la mia presenza ti da tanto fastidio, me ne vado, così potrai pulire l`aula tutta da sola. Arrivederci!
–Lo sai che non dico mai di no ad un invito a prendere il tè– disse Minako –ma perché siamo venute fino al quartiere universitario? Potevamo vederci al solito posto…
–Aspettiamo un`altra persona– tagliò corto Usagi.
–Qualcuno che conosco?
–Direi proprio di si…– mormorò Usagi –Oh, eccola che arriva!
–Ch… cosa… m-ma quella è la secchiona…!– Minako dava l`impressione di doversi chinare per raccogliere la sua mascella.
–Salve Tsukino! Aino…– salutò Ami con un sorriso sardonico.
–Allora?– domandò Usagi speranzosa.
–Non così in fretta, Testolina Buffa– la rintuzzò Ami –conosci il nostro accordo: prima voglio ascoltare la tua storia, davanti al più grosso e costoso gelato al cioccolato e vaniglia che hanno qui (e che naturalmente pagherai tu).
Usagi mise mano al borsellino fremendo di rabbia.
–Non credevo che la vendetta potesse essere così dolce– provocò Ami –se tu avessi un`idea di quanto sto godendo della tua sofferenza…
–Maledetta secchiona– scattò Minako –non so cosa tu abbia fatto alla mia amica, ma godrai molto meno quando ti metterò le mani addosso…
–Mina, siediti– intervenne Usagi.
Controvoglia Minako obbedì.
–Dì soltanto una parola e io l`ammazzo…– sibilò, sconfitta ma non spezzata.
Ami, come risposta, le lanciò un`occhiata di superiorità.
–Adesso basta, Ami!– si spazientì Usagi –Ho fatto ciò che volevi; ora devi rispettare il nostro accordo… oppure me ne vado!
–Non credo– le rispose Ami –perderesti quello per cui ti sei umiliata tanto…
–Se davvero ce l`hai!
–Certo che ce l`ho– rispose Ami estraendo dalla sua borsa un fascio di buste –Tre posti riservati.
–Posti riservati?– pigolò Minako.
–Tre?– si stupì Usagi.
–Vengo con voi– tagliò corto Ami.
–È fuori discussione!
–Allora me li riporto indietro.
–Ma credevo che non t`interessasse…– obiettò Usagi.
–Ma a te sì…
–E va bene, hai vinto!– Usagi strappò gli inviti dalla mano di Ami, li esaminò quasi volesse assicurarsi che fossero davvero quelli, e finalmente si concesse un sospiro di sollievo.
–Sono posti per un concerto?– le chiese Minako con gli occhi che luccicavano.
–No– Ami rispose al posto di Usagi –per una conferenza di archeologia.
–Arrr…cheologia?– la faccia di Minako andò a sbattere violentemente contro il tavolo –E tu mi hai trascinata fin qui per questo?
–Ora devi dirmi perché quella conferenza t`interessa tanto– fece Ami –Sono certa che anche la tua amica vorrà saperlo…
–Già, sentiamo!– ringhiò Minako.
Usagi allora iniziò a raccontare dei suoi sogni, del ruolo che ciascuna di loro aveva in essi e di come c`entrasse l`argomento della conferenza. Il suo racconto era tanto vivido e dettagliato che Minako, sbollita di colpo tutta la propria rabbia, l`ascoltava rapita.
Ami invece rimase fredda fino alla fine, e solo allora scoppiò in una risata talmente sguaiata che gli altri clienti del locale si voltarono a guardarla.
–Che hai da ridere?– brontolò Minako.
–È la storia più assurda che abbia mai sentito!– esclamò Ami.
–Ma che vuoi che ne sappia una secchiona come te!– L`aggredì Minako.
Usagi c`era rimasta davvero male.
–Dai non prendertela– Minako tentò di consolare l`amica mentre si alzavano per andarsene –è una stronza. Troppo studio le ha spappolato il cervello!
Usagi era furente e delusa: certo non si aspettava gran che da Ami, ma ridere di lei in quel modo, almeno, poteva risparmiarselo.
Era talmente immersa nella sua collera, che uscendo dal bar andò a sbattere contro qualcuno che entrava, e finì a terra.
–Ma perché non guardi dove vai, bambolo!
–Ma se sei stata tu a venirmi addosso, Testolina Buffa!
Era la seconda volta che qualcuno si prendeva gioco della sua pettinatura, e Usagi non era disposta a sopportare altro. Si voltò verso lo sconosciuto per cantargliene quattro, ma le parole le restarono bloccate in gola.
–Ci conosciamo?– chiese lui.
–Sì… cioè, nononono! Non credo che ci siamo mai incontrati…
–Usagi, che hai?– le chiese Minako –Sembra che hai visto un fantasma…
–Un Fantasma?– rispose Usagi con lo sguardo perso –No, esattamente il contrario… ho appena visto l`uomo dei miei sogni…
–Quello?– Minako si voltò a guardare il ragazzo che era appena entrato nel bar.
–Si, è carino… ma non mi sembra niente di eccezionale!
–Non era questo che intendevo– ribatté Usagi.
–E allora cosa intendevi?
–Intendevo proprio l`uomo dei miei sogni… quello era Endymion…
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