RACCONTI

TSUKI NO HIME DENSETSU (episodio 11)

EPISODIO 10
EPISODIO 12

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–Perché hai voluto vedermi?– Usagi parlava sottovoce, guardandosi attorno come se temesse che un nemico potesse sbucare fuori da un momento all`altro, un nemico la cui identità non poteva neppure immaginare, ma di cui sentiva l`ombra addosso come un drappo gelido di foschia in una notte senza luna.
Eppure non era quella la sua paura più grande.
L`uomo della sua vita, di tutte le sue vite, era di fronte a lei. sentiva il suo cuore battere come non le era mai successo, mentre la sua mente era squassata da un’esplosione di dubbi.
E se non gli piacessi? (mi ha baciata, dovrebbe essere ovvio).
Il vestito m`ingrassa? La gonna non sarà troppo corta? (O troppo lunga?).
–Per via del Cristallo d`Argento…– sussurrò Mamoru esitante, interrompendo la battaglia dei suoi pensieri.
Usagi trasalì e, per un attimo, dimenticò tutto il resto.
–Lo hai trovato?– domandò speranzosa.
–Non ancora…– rispose Mamoru in imbarazzo –ma forse ho scoperto che cos’è…
–Ah!– ribatté la ragazza con rinnovato interesse –E che cos’è?
–Secondo gli appunti del Professor Jonsten– rispose Mamoru –è una grossa Pietra di Luna con venature d`argento…
–Pietra di Luna?– domandò Usagi perplessa.
–Una pietra semipreziosa, di colore grigiastro– spiegò Mamoru –Nel passato si riteneva fosse magica…
–Ha un senso…– Usagi si morse il labbro –chi se non la Principessa della Luna potrebbe possedere un simile gioiello?
–Il Professore ha trovato un reperto come quello tra le rovine di un tempio in Asia Minore, un paio di anni fa…– azzardò Mamoru –un tempio dedicato ad Artemide. Tra i suoi appunti c`era un disegno molto dettagliato.
Mamoru passò ad Usagi il suo palmare, sul cui schermo si trovava la foto che lui aveva scattato di nascosto al disegno in questione.
Lei osservò la foto con molto interesse, poi restituì l`apparecchio a Mamoru.
–Sei certo che sia davvero il Cristallo d`Argento che stiamo cercando noi?
Lui annuì.
–Non chiedermi come, ma ne ho la certezza assoluta… accidenti! È sempre stato sotto al mio naso!
–Se il professore ha il Cristallo d`Argento– mormorò Usagi –potrebbe essere in pericolo…
La ragazza sospirò, si lasciò cadere su una panchina e si prese la testa tra le mani. Sembrava molto provata.
Mamoru si sedette accanto a lei, e osò accarezzarle i capelli e sfiorarle una guancia.
–Che hai, Usa?– domandò, con un tono protettivo.
Lei gli lanciò uno sguardo livido.
–Odio che mi si chiami ‘Usa’!– sibilò –Ti piacerebbe se ti chiamassi ‘Mamo’? 
–Mi spiace, Usa…KO!– arrossì rendendosi conto di quanto era andato vicino ad una nuova gaffe.
Invece, con suo grande sollievo, la ragazza rise di gusto.
Usako, ripeté tra sé. Mamoru l`aveva chiamata ‘fanciulla-lepre’.
–Questo mi piace di più…– Usagi piegò la testa sul petto di lui, e si abbandonò contro al suo corpo, crogiolandosi in quel rassicurante tepore –allora io sarò la tua ‘leprotta’, e tu sarai il mio ‘difensore (mamoru)’.
Usako…– mormorò Mamoru accarezzandole di nuovo i capelli.
No, mamma…– biascicò lei –Ancora cinque minuti…

Neo-Tokyo

Futuro Prossimo

Minako fu svegliata dal buon odore di salvia e di sandalo, che le ricordava tempi più felici.
Quasi le dispiacque aprire gli occhi, ma, appena lo fece, la guerriera che era in lei riprese il controllo. Si chiese dove fosse.
Era distesa supina su quello che sembrava un letto circolare, troppo grande per lei.
Attorno a lei, a distanza regolare, erano state disposte cinque candele, di cui una in corrispondenza della testa.
Addosso non aveva più nulla, ma, notò, su tutto il suo corpo erano stati dipinti degli strani segni con l`ocra e il guado.
Un incantesimo– sibilò tra sé –mi hanno fatto un incantesimo!
Scattò in piedi, guardandosi attorno nella penombra come un grande felino in gabbia.
La luce si accese all`improvviso.
–BEN SVEGLIATA, SIGNORINA AINO– fece una voce che sembrava provenire da tutt`attorno a lei.
Il suo primo impulso fu di setacciare la stanza in cerca di sensori, o di altoparlanti da cui potesse provenire quella voce.
Poi notò un pesante drappo nero a ridosso della parete.
Corse a sollevarlo, e scoprì un grande specchio a figura intera.
Non aveva senso. Lasciare uno specchio, e uno così grande per giunta, nei pressi di un cerchio magico, avrebbe potuto interferire con l`energia che si aveva intenzione di invocare (ed era probabile che fosse stato coperto proprio per questa ragione). Ma allora, perché non era stato semplicemente portato via?
“Certo che sono davvero niente male!” costatò guardandosi.
“Aspetta un attimo…” iniziò a decifrare i simboli che le erano stati tracciati addosso, nel tentativo di capire cosa le avessero fatto. Si accorse, non senza stupore, che si trattava di simboli di guarigione. Ma perché qualcuno avrebbe dovuto fare un incantesimo di guarigione su di lei? Si sentiva benissimo!
Seguì la traccia dei simboli fino alla gola. Scostò i capelli, e portò la mano dove avrebbero dovuto essere le cicatrici… ma non c`era più nessuna cicatrice. Erano scomparse.
Cadde in ginocchio.
–Usagi-chan!– singhiozzò tra le lacrime –Come ho potuto dubitare di te?

Regno delle Amazzoni

Prima del Diluvio

Vaelle aprì la mano e una piccola fiamma comparve sul suo palmo. Chiuse il pugno e la fiamma sparì. Riaprì il palmo, e una nuova fiammella si accese.
–Piantala!– l`aggredì Serenity –Vuoi dare fuoco a tutta la capanna?
–Il Drago mi ha dato questo potere– mormorò la donna dell`est, fissando come ipnotizzata la fiamma sulla sua mano –ora sta a me imparare ad usarlo…
–Beh, va fuori a fare pratica!– ribatté Serenity stizzita.
Vaelle chiuse nuovamente il pugno, ma il fuoco era nello sguardo che lanciò alla principessa.
–In mezzo alla bufera?– protestò.
–Perché no?– rispose l`altra –Puoi sempre usare il tuo fuoco per scaldarti!
Da due giorni, da quando erano arrivate al villaggio delle Amazzoni, la neve aveva continuato a cadere, e il vento urlava con le voci dei morti che chiamavano Qwanda tra loro. Serenity però non avrebbe permesso loro di prenderla. A nessun costo.
Le urla nel vento parvero trasformarsi, alle sue orecchie, in risate beffarde.
Chi sei tu, insignificante mortale, per negarci ciò che ci appartiene? La donna verrà con noi!
Così le parlavano gli spettri.
Keria, raggomitolata in un angolo, rabbrividiva. Rivolse all`amica uno sguardo breve, ma tanto le bastò per capire.
–Li senti anche tu?!– esclamò –Gli Spiriti dei Morti?
L`atlantidea annuì.
–I miei genitori volevano che diventassi una sacerdotessa– dichiarò –ma io li ho sfidati, e ho scelto di essere una guerriera…
–Per me è stato il contrario…– fece Serenity, lasciando che i ricordi la distraessero, anche solo per un attimo, dalla disperazione del presente.
Vaelle però, si alzò dal suo scanno e si avvicinò con passi incerti alle altre due donne.
Dunque non sono la sola a sentire quelle voci…– mormorò –Ma come è possibile? Io non sono una sacerdotessa!
–Quando hai bevuto il mio sangue, devi aver acquisito parte del mio potere– azzardò Serenity –Inoltre, credo che questo abbia risvegliato i poteri del Drago, che erano latenti dentro di te…
–Ma allora– tentennò Vaelle –questo significa che…
–Siamo sorelle!– dichiarò solennemente la principessa. Poi sospirò, guardandola di sbieco.
–Neanche tu mi piaci!– la donna dell`est diede voce ai pensieri inespressi della principessa.
–L`altra nostra sorella sta morendo!– rimproverò Keria ad entrambe –Vi pare il momento di litigare?
–Non possiamo farci nulla!– sbottò Vaelle frustrata –Lyta e le sciamane amazzoni l`hanno vegliata per tre giorni e due notti, ma anche loro sono al limite…
–È vero– l`atlantidea dovette concedere controvoglia –La Madre Oscura è qui per Qwanda…– poi si rivolse a Serenity, e la sua voce tremava.
–Tu non senti la sua presenza?
La principessa pronunciò la più terribile maledizione che mai fosse stata urlata da una donna prima o dopo di allora, e la forza stessa della bufera parve esitare per un attimo. Ma solo per un attimo, perché poi riprese più violenta di prima.
–Ci sono poteri più grandi della stessa Madre Oscura!– esclamò Serenity impassibile –La Dea della Luna è uno di questi! E la mia famiglia si vanta di discendere da lei…
–Che vuoi fare?– proruppe Keria allarmata.
Quando la principessa spiegò all`amica le proprie intenzioni, non solo Keria, ma anche Vaelle, che pure non aveva mai nascosto l`antipatia che provava nei suoi confronti, tentarono in tutti i modi di dissuaderla.
Presto però si resero conto che non avrebbero potuto farla desistere dal suo proposito, più di quanto avrebbero potuto convincere la bufera a placarsi.
–Sei pazza o disperata a tentare una cosa del genere– commentò alla fine Keria –Ti conviene sperare di essere veramente la discendente della Luna, e che la Dea ti ascolti!

Tokyo

Oggi

Quel pomeriggio Usagi era uscita da scuola carica di collera come una dinamo era carica di elettricità. Lanciava occhiate di fuoco attorno a sé e si accaniva sulla strada colpendola con ogni passo, mentre sputava una serie impressionante di bestemmie contro tutti gli Dei che le venivano in mente.
Tutto sommato, una tipica giornata di scuola.
Quando una seconda voce si unì alla sua in un coro d`imprecazioni, la ragazza pensò che stesse arrivando Minako, invece, con sua grande sorpresa, vide che era Ami.
–Baci tua madre con quella bocca?– domandò la ragazza coi codini.
–Perché, tu?– sbuffò l`altra.
–E chi vuol baciarla, quella cretina di mia madre…– Usagi alzò le spalle.
Poi cambiò discorso.
–Come sta Naru?
–Si è ripresa…– sospirò Ami –fisicamente almeno. Adesso è entrata in terapia con uno psicologo…
–Il modo migliore per spingerla a riprovarci!– commentò la ragazza coi codini.
Ami si lasciò sfuggire un altro, cupo, sospiro.
–Vado al Tempio Hikawa– propose Usagi –Vieni anche tu?
–E Mina?– domandò la ragazza dai capelli blu.
–Oggi non può venire– rispose Usagi –ha gli allenamenti di pallavolo.
Dopo aver riflettuto un attimo, la ragazza dai capelli blu acconsentì.
Il tempio non era così vicino alla fermata dell`autobus, quindi per arrivarci, le due amiche avrebbero dovuto fare un pezzo di strada a piedi.
Non ebbero però il tempo di incamminarsi: appena scese, qualcuno urlò ‘Hey! Testolina buffa!’. Usagi si voltò di scatto, pronta a versare il sangue di chi aveva osato deridere la sua pettinatura. Era stata una ragazza con l`uniforme grigia e rossa dell`Istituto T.A., ma prima che potesse metterle le mani addosso, Ami le urlò di fermarsi.
Solo allora la riconobbe.
–Sei la ragazza del tempio!
–Avanti– Rei sospirò rassegnata –una di voi me lo chieda…
–Chiedere cosa?– fece Ami confusa.
–Che ci faccio qui, a cui risponderei che potrei fare a voi la stessa domanda, a cui rispondereste che…
–Stavamo cercando te– la interruppe Usagi –che stavi cercando noi, che stiamo cercando…
–Vi prego, ho mal di testa!– Ami emise un lungo sospiro, portandosi le mani alle tempie.
–Vo… volete…– azzardò Rei, sentendosi una perfetta cretina ed indicando alle sue spalle, nella generica direzione del Tempio Hikawa.
–Volete salire da me, uh, vi offro qualcosa?
–Sì! Ora parli la mia lingua, amica!– esclamò Usagi, travolgendo la sacerdotessa con la sua irruenza.

Neo-Tokyo

Futuro Prossimo

La foresta sembrava estendersi all`infinito; gli scoiattoli si rincorrevano da un ramo all`altro, gli uccelli cinguettavano, e un profumo di muschio e fiori selvatici si diffondeva assieme a una leggera nebbia, causando un vago senso di vertigine.
Minako si fece strada tra i cespugli, seguendo il suono di una cascata poco distante.
Qualcosa di peloso e di soffice le sfiorò le gambe.
Sulla riva c`era Usagi, ad occhi chiusi e nella posizione del loto.
–Da quando fai yoga?– domandò la cyber-guerriera.
–Sto solo meditando– la voce di Usagi sembrava così lontana che Minako non era certa di averla sentita.
–Beh, è insolito per te…
–Mi rilassa– ribatté Usagi senza dare altri segni di vita –questo posto è fatto apposta per perdersi… abbandonare i pensieri…
–È una perfetta illusione– commentò Minako –ma siamo ancora all`interno del palazzo, non è così?
Usagi spalancò gli occhi.
–Te ne sei accorta?
–Mi sottovaluti– mormorò Minako –hai accoppiato i ricalibratori con delle proiezioni tridimensionali, diffuse, penso, dalle pareti in cristallo sintetico… ma c`è di più, non è vero? Hai usato l`Inganno dei Sensi, per far apparire tutto più reale?
Usagi fremette.
–Ho ragione allora!– esclamò Minako con un sorriso di trionfo –È proprio l`Inganno dei Sensi! Mi deludi amica mia… pensavi di fregarmi con un incantesimo che ho inventato io ai tempi del liceo?
Guarda che l`idea è stata mia!– Usagi fremette di nuovo.
–Peccato che non ci sia l`Ufficio Brevetti della stregoneria!– rispose Minako con insolenza.
Adesso c’è!– sibilò Usagi.
–A proposito di incantesimi…– fece Minako dopo una lunga pausa, sfiorandosi la gola con la punta delle dita –grazie…
–Ho solo ripagato un debito– Usagi alzò le spalle –ma la magia non fa che metà del lavoro. La vera guarigione dipende unicamente da te…
–In ogni caso, non sono certa di voler tornare nella Congrega– riprese Minako –Tu qui avrai anche creato il tuo piccolo giardino delle fate, ma non hai idea di che schifo ci sia là fuori…
–Lo so invece– replicò Usagi –per questo ho bisogno di te.
–Lasciami sola!– la cyber-guerriera serrò i pugni.
Un cigno si alzò in volo da dove Usagi era stata seduta pochi istanti prima.
“Che giochini del cazzo!” pensò Minako.

Regno delle Amazzoni

12000 anni fa

Il rituale che la principessa Serenity intendeva fare era così oscuro e pericoloso che persino i più potenti mageyërärne di Atlantide avevano paura di praticarlo.
In sostanza, si trattava di sfidare gli spiriti sul loro terreno, ma per farlo avrebbe dovuto portare se stessa ben oltre la soglia della morte.
–Sei proprio sicura di volerlo fare?– le domandò Keria, in un ultimo tentativo di farla desistere.
La principessa annuì.
–Capisco…– mormorò l`atlantidea distogliendo per un attimo lo sguardo –allora, wamagsti ëtyn!
Serenity ricambiò l`augurio; le due amiche si abbracciarono, consce che quella avrebbe potuto essere l`ultima volta, poi i loro occhi divennero gelidi.
Iniziarono ad intonare un canto sacro proibito, da cui le ombre stesse parvero ritrarsi.
–Sono pronta– una voce metallica ed inespressiva uscì dalle labbra della principessa, sebbene non fosse proprio la sua –Comincia!
Perdonami…– sussurrò Keria, prima di abbandonare completamente il proprio spirito al rituale.
Prese il coltello nero, la punta macchiata da una sostanza verdastra, ed iniziò ad incidere, nella carne dell`amica, i simboli necessari.
La lama procedeva con lenta e studiata crudeltà. La principessa però rimaneva immobile, senza emettere più di qualche occasionale singulto.
A tratti persino sorrideva, come se stesse ricevendo le carezze di un amante.
Anche Keria era impassibile, a parte una lacrima che era sfuggita dai suoi occhi.

Tokyo

Oggi

Naru giaceva a letto immobile

Neo-Tokyo

Futuro Prossimo

–Piccola Lady! Scappa!

Pianeta Tau-Delta VII

Data Astrale 7691.3

–Tre da far risalire!

Un altro mondo

1870

–Il Presidente Lincoln esitò prima di intingere la penna nell'inchiostro. Non avrebbe voluto arrivare a questo punto, ma la guerra si era trascinata per troppo tempo, ed entrambe le parti avevano bisogno di una tregua.
Con un sospiro firmò il documento, poi passò la penna a Jefferson Davis.

Saronno
Domenica prossima

–20!– esultò Alice.

NESSUN TEMPO

NESSUN LUOGO

Era come trovarsi immersi nella luce. Un`alta figura, vestita di bianco, stava dritta in piedi di fronte alla principessa Serenity. Il suo volto era ad un tempo dolce e maestoso. Un volto che riconobbe.
–Madre?
–Sì… e no– rispose la figura.
–Dea?
La figura annuì.
–Sono morta?– domandò la principessa.
–Sei qui– rispose la Dea.
–E dov’è qui?
–Io sono qui– fece la Dea.
–Questo lo vedo– azzardò la principessa –ma qui dove?
–Io sono qui!– ripeté la Dea con appena un accenno d`impazienza –Tu sei qui! Io sono in te… tu sei in Me.
Noi siamo qui.
La principessa serrò le labbra, o quelle che sembravano labbra, nel tentativo di comprendere ciò che supera ogni comprensione.
–Perché mi hai cercata?– domandò la Dea.
–Una persona a me molto cara sta morendo– rispose Serenity –Puoi salvarla?
–No.
–Ma come?– protestò la principessa –Non sei forse la Dea?
–Io non posso– la Dea continuò imperturbabile –tu puoi. Posso mostrarti come.
–Allora fallo!– Serenity scoppiò in lacrime –Ti prego…
–Esiste un modo– proseguì la Dea –ma esiste anche un prezzo.
–Vuoi… la mia vita?– sussurrò la principessa.
–Molto di più.
–Vu… vuoi la mia anima?– questa volta Serenity non riuscì a controllare la paura.
–Molto di più– ripeté la Dea.
–Che posso offrirti più della mia anima?– obiettò la principessa.
–La tua dedizione.
–Quella… già ti appartiene…– azzardò la principessa.
–Non basta– ribatté la Dea –Voglio che ti sia la mia paladina, non solo in questa vita, ma anche in futuro. Ogni volta che l`oscurità minaccerà di inghiottire il mondo, toccherà a te combatterla…
–Cioè, vuoi che diventi una mageyarär?– domandò la principessa.
La Dea fece due passi avanti e mise una mano sulla testa di Serenity, come quando si accarezza una bambina.
–Figlia mia– disse –è molto ciò che ti chiedo. Se vuoi tirarti indietro ora, non ti sarà fatta alcuna colpa…
–E Qwanda?– domandò Serenity.
–Morirà.
Serenity si staccò dall`abbraccio della Dea e si inginocchiò.
–Sono al tuo servizio…
L`immagine della Dea scomparve, sostituita da una lunga scala a chiocciola di pietra.
La principessa scese la scala, e in fondo trovò la figura esanime di Qwanda.
Sopra di lei, gli spiriti volteggiavano in circolo come avvoltoi.
Uno di loro si staccò dagli altri, e afferrò la mano della guaritrice con disperato affetto.
–Vieni con me!– supplicò –Non abbandonarmi!
–Chi sei?– domandò la principessa.
Lo spirito la fissò con odio.
–Tu!– esclamò –È stata tutta colpa tua! Ami era la mia sola amica… e tu me l`hai portata via!
–Capisco la tua sofferenza– rispose la principessa –Ma lei non può venire con te. È una di noi.
–No!– protestò lo spirito –Non voglio perderla!
–Non la perderai– ribatté la principessa –ma lei deve vivere… e anche tu! Non è perdendo te stessa che ritroverai la tua amica.
–E allora che dovrei fare?– lo spirito ruggì con rabbia.
–Torna indietro…
la principessa accarezzò la guancia della giovane donna, e una luce si sprigionò dalla sua mano.
Lo spirito dapprima sorrise, come se si fosse liberata di un peso, poi scoppiò in lacrime.
–Mi dispiace…– singhiozzò.
–Lo so– rispose la principessa con infinita dolcezza –adesso però devi tornare al tuo corpo, prima che sia troppo tardi per farlo…
Lo spirito di Naru ringraziò la principessa Serenity con un inchino, poi volò via attraverso i millenni.

Fine Undicesimo Episodio

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Tutti i nomi che compaiono nei paragrafi intitolati "TOKYO" sono copyright di Naoko Takeuchi e Kodansha. I paragrafi intitolati "REGNO DELLE AMAZZONI" invece, sono completamente originali.