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“È mostruoso!” pensò Rei con un fremito d`orrore “Non ho mai visto nulla di simile!”
Usagi trangugiò l`ultimo pasticcino, vuotò la tazza di tè in un unico rapido sorso, ed emise una specie di rauco, sibilante brontolio di soddisfazione; dopo qualche istante, pronunciò le prime parole da quando si era seduta al tavolo.
–Sono una bomba questi pasticcini! Posso averne degli altri?
“Non può essere umana!” la giovane sacerdotessa considerò l`ipotesi di fare un esorcismo sulla creatura bionda seduta davanti a lei.
–Li hai finiti tutti!– sbottò –Non hai neppure un briciolo di contegno?
–Uffa, che pizza stratosferica che sei!– ribatté Usagi –Mi sembra di sentire quella svirgolata di mia madre!
–Inoltre, apprezzerei che tu la smettessi con questo linguaggio da camionista!– proseguì Rei.
Usagi si limitò a sbuffare, evidentemente infastidita più che turbata dai rimproveri che le venivano rivolti.
–Non badarci– fece Ami sorseggiando piano il suo tè –è fatta così…
–Ma come fai a sopportarla?– si sfogò la giovane sacerdotessa.
La ragazza dai capelli blu alzò le spalle.
–Dopo un po’ ti ci abitui.
Rei scosse la testa come a voler significare che non si sarebbe mai abituata né aveva intenzione di farlo, quando suo nonno entrò nella stanza per riferirle che c’erano altre visite per lei.
–Aspettavi qualcun altro?– domandò Usagi.
–No…– rispose la sacerdotessa, troppo sorpresa anche per continuare a bisticciare con lei.
Rei si diresse all`ingresso del tempio, seguita da Usagi e Ami.
Ad attenderle trovarono una ragazza circa della loro età, alta e atletica, con due profondi occhi verdi e lunghi capelli castani raccolti in una coda di cavallo.
–Makoto!– esclamò Usagi riconoscendo la ragazza del negozio di stregoneria.
Ami invece lanciò un`occhiata indagatrice alla bambina dall`aria assorta che era con lei.
–Non sapevo che avessi una sorellina, Usagi!
–Guarda che ti sbagli!– obiettò la ragazza coi codini –Io questa non l`ho mai vista prima!
–Ma se è la tua copia in miniatura!– sbottò Rei –È perfino pettinata come te (anzi, se possibile, in modo ancora più assurdo)!
–Vi prego– intervenne la bambina –ho bisogno del vostro aiuto!
–Ma certo– ribatté Rei con dolcezza –se posso fare qualcosa per te, non hai che da chiederlo…
–Mi ha raccontato una storia incredibile…– sospirò Makoto passandosi una mano sulla fronte –dopo avermi spiattellato tutta la mia vita e anche, uh, la mia vita precedente… e ha parlato anche di una specie di cristallo, ma non ci ho capito molto, anche perché parla in modo strano…
–IL CRISTALLO D`ARGENTO?!– urlarono in coro Usagi e Ami.
–Voi sapete di che sta parlando?– Makoto sgranò gli occhi.
Usagi si accovacciò a terra e afferrò la bambina per le spalle.
–Cosa sai del Cristallo d`Argento? Avanti, parla!
–Ho bisogno del tuo aiuto!– ripeté la bambina, prossima alle lacrime.
–Smettila!– la rimproverò Rei –Non vedi che la stai spaventando?
Usagi scattò in piedi, insolitamente mortificata per la propria irruenza.
–In che modo… in che modo posso aiutarti?– mormorò.
–La famiglia Von Dunkelmond del Principato di Nemestadt ha attaccato l`Impero di
Oceasia…– la bambina iniziò a spiegare.
–Cos’è, la trama di un manga?– sbottò Usagi –Dove cavolo sarebbe questo “Impero d’Oceasia?”
–Quando cavolo sarebbe– corresse la bambina.
–È comparsa all`improvviso nello scantinato del mio negozio, completamente nuda– Makoto s’inserì di nuovo nella conversazione –c`era una sola porta dietro al bancone, io ci stavo proprio davanti ed era chiusa a chiave…
–Non potrebbe essere entrata da una finestra?– rimuginò Ami.
–Le finestre dello scantinato sono troppo piccole per lasciar passare chiunque– Makoto scosse la testa –e hanno delle grate. L`unico modo per entrare nello scantinato è passare dal negozio, e in quel caso l`avrei vista…
–Mentre eri in bagno magari?– borbottò Usagi.
–E come è entrata nello scantinato? La chiave l`ho sempre avuta io!
–D`accordo…– Usagi serrò i denti –Ma cosa c`entro io in tutto questo?
–Tu sei Usagi Tsukino, chiamata Principessa Serenity di Elysion nella tua vita precedente?– domandò la bambina con solennità.
–Sì…– mormorò Usagi perplessa.
–La principessa di Elysion era chiamata “Principessa della Luna”– proseguì la bambina –e come tale, era considerata la Dea incarnata!
–Lei?!– commentò Rei, fissando Usagi con una smorfia di disgusto.
–Sì, proprio lei!– ribatté la bambina.
–Niente autografi, per favore…!– gongolò Usagi.
–Ho bisogno del tuo aiuto!– ripeté di nuovo la bambina con impazienza –Madre…
Usagi si bloccò di colpo.
–Come mi hai chiamato?
–Il mio nome è Usagi Aradia Morganne Cailleagh Tsukino-Chiba seconda, Piccola Lady Serenity, Principessa della Luna, Giovane Iniziata agli Antichi Misteri (come Fanciulla) ed erede al Trono d`Argento di Oceasia– disse la bambina facendo una specie di riverenza, con la pratica di chi aveva ripetuto quei gesti e quelle parole migliaia di volte. Poi, con una nota di urgenza aggiunse –Io sono tua figlia!
Usagi sembrava sul punto di svenire.
–Mia che cosa…?
–L`ho detto che c`era una certa somiglianza…– mormorò Rei.
–NON È POSSIBILE!– sbottò Usagi isterica –CON MAMORU NON HO ANCORA FATTO UN TUBO E GIÀ MI RITROVO UNA FIGLIA!? VA BENE CHE SONO LA DEA INCARNATA, MA C’È UN LIMITE A TUTTO!
–Madre, calmati…– mormorò la piccola Usagi sconvolta.
–NON CHIAMARMI COSÌ!
–Già, Mamoru!– Ami realizzò all`improvviso –Hai detto che il tuo nome è Usagi Tsukino-Chiba? Quindi Mamoru Chiba è tuo padre?
Usagi si bloccò a metà di un passo. –Eeeeeh?
Gli occhi di tutte si puntarono sulla bambina.
–Ecco… sì…– lei rispose –Tra qualche anno cioè…
–Significa che io e Mamoru…– squittì Usagi con gli occhi luccicanti –la faccenda si fa interessante…
La ragazza coi codini si accovacciò a terra e tese le braccia verso la bambina.
–CHIBI! (piccola) Vieni a dare un grosso abbraccio alla tua mamma!
Ma la piccola Usagi non si mosse, evidentemente intimorita.
–Che hai?
–Ecco…– la piccola si morse le labbra e trascinò i piedi a terra –è che non sono abituata a vederti in questo modo! Di solito sei così… seria!
–Usagi seria?– borbottò Ami –Questa viene davvero da un altro mondo!
Ci volle un po’ di tempo perché le ragazze si riprendessero dallo shock dell`incredibile rivelazione che era stata fatta loro. Ciascuna cercava di reagire a modo suo: Rei offrì dell`altro tè alle due nuove ospiti; Ami fece un sacco di domande alla bambina circa i viaggi nel tempo, prendendo appunti sul suo quaderno; Usagi prese il suo cellulare, chiamò Mamoru e gli chiese come gli sembrasse l`idea di fare una figlia con lei.
Mamoru sentì una vampata di calore, poi un brivido gelido, e finalmente, con la voce che gli tremava, trovò la forza di domandarle come hai detto, scusa…?
Usagi decise che sarebbe stato meglio affrontare l`argomento di persona.
–Non devi dire certe cose a un uomo– intervenne Makoto pacata –gli fai venire un infarto! Mi ricordo che il mio ex-ragazzo…
–Certo che ti ha proprio ridotto ad una lisca, quel crustardo necrocefalo!– sbottò la figlia di Usagi –sarà il googleplexesimo aneddoto che ti sento srotolare sul tuo ex-ragazzo!
Rei scosse la testa.
–Usagi… tua figlia parla anche peggio di te!– brontolò.
–Che ci vuoi fare– rispose Usagi con sufficienza –buon sangue non mente…
–Sarà meglio che vada a prendere degli altri pasticcini– sibilò la sacerdotessa, facendo uno sforzo per trattenere la collera –visto che ci sono così tante ospiti…
–Il fatto è– sospirò Makoto, tirando fuori delle foglie sminuzzate dalla sua borsetta e una cartina dalla tasca –che l`amore mi ha profondamente delusa… ora cerco solo sesso, sesso, sesso… nient`altro che sesso!
–Crusta! Madre, diventerò anch`io così acida, quando avrò quindic’anni?
–Forse no, bambina– Usagi serrò gli occhi per un istante –ma stai in guardia… anch`io ho visto tante brave ragazze, e persino alcuni ragazzi, con il cuore ridotto in frantumi… (Mako, mi fai fare un tiro?).
–Ma certo!– rispose Makoto –Ecco, tieni!
–Vedi piccola– continuò Usagi inspirando con voluttà –le medie sono una giungla, ma il liceo è un vero e proprio inferno…
Rei rientrò nella stanza con un sacchetto di biscotti da tè.
–HEY!– strillò –CHE STORIA È QUESTA? CHE SAREBBE QUELLA COSA?
–Vola bassa, sorella!– ribatté Makoto inalando un`altra boccata –È tutta roba che coltivo sul mio terrazzo… camomilla, alloro, dragoncello, malva e rosmarino! Non voglio certo riempirmi i polmoni di catrame per il profitto di quei bastardi delle multinazionali del tabacco!
–Sei troppo avanti!– esclamò Usagi –Non ho mai incontrato una che si fuma il brodo vegetale!
–Dovresti vedere cosa riesco a fare con il pesce!– esclamò Makoto, sbuffando fuori una nube di aromi e spezie.
–Cos’è questa storia che vuoi fare una figlia con me?– furono le parole con cui Mamoru diede il benvenuto a Usagi.
–Se mi fai entrare, te lo spiego!– aveva risposto Usagi con impazienza.
–Aspetta…– Mamoru sudò freddo –Non sarebbe meglio parlarne, prima?
–Sono qui per questo!– sbuffò Usagi –non voglio fare una figlia adesso! Sono venuta per…
–Per?– Mamoru incoraggiò Usagi, che si era zittita di colpo.
–Ecco… ehm, per uh, per pre…sen…tar…te…la…– balbettò lei.
–C-come?– balbettò Mamoru –Per presentarmi… chi?
Mamoru sudò freddo di nuovo, ma ci mancò poco che svenisse, quando una copia in miniatura di Usagi entrò dalla porta e disse ‘Ciao papà!’
Le due Usagi, madre e figlia, lo fecero sedere e gli portarono un bicchiere d`acqua.
Quando Mamoru si fu ripreso abbastanza, gli venne raccontata tutta la storia; alla fine lui chiese altra acqua, che la bambina si offrì di andare a prendere.
–Mi somiglia non trovi?– Usagi ridacchiò nervosamente –Però ha… uh, i tuoi occhi…
Mamoru intanto mormorava parole incomprensibili.
–È stato uno shock anche per me!– proseguì la ragazza coi codini –Mi dispiace davvero, ti amo così tanto…
–Anch`io ti amo…– fu l`unica risposta coerente che Mamoru riuscì a mettere insieme per circa mezz`ora.
Usagi intanto continuava a mitragliare parole raffica dopo raffica: –Mi ha raccontato certe cose sul futuro che ti farebbero rizzare tutti i capelli in testa (quelle magari te le dico un`altra volta) in realtà però non c`ho capito gran che… parla in un modo piuttosto strano, sai… lo ha detto anche Makoto, che parla in modo strano… ah, Makoto è una mia amica… scusa, non te l`ho detto…
–Anch`io ti amo…– ripeté Mamoru con gli occhi sbarrati.
Usagi fece di colpo silenzio e fissò la povera figura di Mamoru riversa sulla sedia.
Senza aggiungere altro si avvicinò a lui, e lo abbracciò con tutta la maldestra tenerezza che l`anomalia della situazione permetteva.
La cosa parve giovargli, perché sulla sua faccia tornò un po’ di colore. Confuso, spaventato e incerto, tentò di metterle un braccio attorno alla vita.
Usagi non oppose resistenza.
–Volete che vi lasci soli?– domandò la bambina, riemergendo dalla minuscola cucina con una brocca d`acqua in mano.
–NOOO!!!– loro due strillarono in coro, allontanandosi l`una dall`altro con uno scatto improvviso.
–Non vi preoccupate…– ridacchiò lei –conosco la Teoria, nel futuro la insegnano a scuola… se vi va di librarvi, io sfumo…
Usagi si staccò lentamente da Mamoru; per alcuni lunghi istanti parve riflettere, poi prese la sua borsetta e si accovacciò accanto alla figlia.
Le sussurrò qualcosa, e la bambina annuì.
Poi Usagi tirò fuori la banconota più grossa che aveva, non molto in verità, ma sufficiente per un pomeriggio in sala giochi, e gliela consegnò.
–Usagi!– scattò Mamoru riemergendo all`improvviso dal suo stato crepuscolare.
–Si?– risposero in coro madre e figlia, voltandosi entrambe verso di lui.
–Dobbiamo fare in modo di distinguerci…– mormorò la Usagi maggiore –d`ora in avanti, Usagi sono io, e tu sei Chibi-Usa…
–Col cavolo che mi faccio chiamare “Coniglietto”!– protestò la bambina.
Mamoru rientrò di forza nella conversazione. –Che razza di madre sei?– rimproverò Usagi –Mandi nostra figlia in giro da sola, la parcheggi in sala giochi…
Le parole nostra figlia uscirono dalla sua bocca prima che lui stesso avesse il tempo di rendersene conto.
–Scusa, che male c’è?– ribattè Usagi contrariata –Io ci sono cresciuta in sala giochi!
–Non occorre che ti preoccupi per me, papà– le fece eco Chibi-Usa con dolcezza –sono una Strider…
–Che significa?– domandò Usagi confusa.
–Che sono addestrata a sopravvivere nello Sprawl, e in caso di necessità, posso combattere– rispose lei –credo che saprei affrontare uno yoma senza troppi problemi, anche se dubito che ce ne siano, in quest`epoca…
–Un cosa?– domandò Usagi.
–Un demone minore che si nutre dell`energia vitale degli esseri umani!– sbuffò Chibi-Usa come se fosse infastidita da tanta ignoranza –pelle grigia, denti aguzzi, lunghe braccia sottili, artigli…
Mamoru trasalì. Ecco cos`era quello che aveva visto al museo! Avrebbe voluto saperne di più, ma la bambina era già scomparsa.
–Divertitevi!– fu l`ultima cosa che disse prima di chiudersi la porta alle spalle.
Usagi lanciò uno sguardo verso Mamoru e si inumidì le labbra.
–Sembra che siamo rimasti soli!– esclamò –Che vogliamo fare?
–Ma… e Chibi-Usa?
–Non devi preoccuparti– lo rassicurò Usagi –le ho spiegato cosa fare in caso dovesse perdersi…
–Usagi… io…– mormorò Mamoru, bianco in volto.
–Che hai?
–Io ho visto uno yoma!
Usagi trasalì.
–Ne sei sicuro?
–Sì– confermò Mamoru –era proprio come lo ha descritto lei… credo… che anche quei mostri cerchino il Cristallo d`Argento!
–Merda!– Usagi imprecò –Allora è proprio come ha detto Chibi-Usa!
D`istinto Mamoru abbracciò Usagi, per rassicurarla, ma anche per farsi coraggio.
La ragazza fece un movimento con la testa e si toccò i capelli.
Il contatto fisico prolungato con Mamoru le aveva fatto dimenticare tutto il resto, riempiendola soltanto del desiderio di essere sua in quel momento… un desiderio più forte persino del terrore che provava.
Se Mamoru era al suo fianco, ne era certa, avrebbe potuto sconfiggere anche un intero esercito di yoma.
Mamoru da parte sua, non riusciva a pensare ad altro che alla giovane donna tra le sue braccia, al suo profumo, alla sua pelle morbida…
facendo forza a se stesso, ma non senza esitazione, il giovane la allontanò da sé con dolcezza.
–È meglio se vai, adesso…– sospirò.
–Perché?– Usagi portò le mani ai fianchi trapassandolo con uno sguardo di protesta.
–Perché se resti ancora un altro minuto– ribatté lui abbassando lo sguardo –non sarò più capace di lasciarti andare…
Usagi rise.
–Guarda che non hai capito niente!– esclamò –Sono io che non ti lascio andare!
–Ma Usako…– Mamoru arrossì –tu e io ci conosciamo appena!
–Ci conosciamo da millenni!– obiettò Usagi –E abbiamo pure una figlia, beh, più o meno… accidenti, Minako-chan ha ragione a dire che una ragazza non può mai prendere abbastanza precauzioni!
Mamoru attirò di nuovo Usagi a sé e la guardò a lungo negli occhi.
–Ne sei sicura?– domandò –Ne sei proprio sicura?
La ragazza fu scossa da un tremito improvviso, ma nonostante questo sostenne il suo sguardo.
–Sì…– mormorò, ricambiando la stretta –ho aspettato dodicimila anni questo momento…
–Beh…– ridacchiò Mamoru cercando di dominare se stesso, al di sopra del turbine di opposti sentimenti un cui entrambi erano stati risucchiati –credo che lo si possa definire il corteggiamento più lungo di tutta la storia dell`umanità…
Senza staccarsi l`uno dall`altra, arrivarono fino al letto. Usagi non tentò in alcun modo di sottrarsi, ma quando Mamoru fece per farla sdraiare, lei lo afferrò, con il risultato di farselo cadere addosso.
–Amore mio…– ansimò la giovane principessa.
Il resto si perse nell`estasi.
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