RACCONTI

TSUKI NO HIME DENSETSU (episodio 13)

EPISODIO 12
HOME

Neo-Tokyo

Futuro Prossimo

–E questa cos’è?– Minako abbozzò un ghigno entrando nella grande sala –Una rimpatriata tra ex-compagne del liceo?
–Ciao Mina– Makoto la salutò in tono neutro –Felice Incontro, dopo tanto tempo…
–Felice Incontro, sorella…– Minako le rivolse d`istinto il saluto tradizionale delle streghe prima di avere il tempo di mordersi la lingua.
–Non riesco a credere di essermi lasciata di nuovo coinvolgere da questa banda di svitate!– brontolò Rei.
Questa volta la cyber-guerriera abbozzò un sorriso.
–Certe cose non cambiano mai!– esclamò.
–Oppure si?– aggiunse osservando con interesse l`uomo seduto accanto alla sacerdotessa.
–È ancora vivo!– strillò, come se la cosa la stupisse.
–Perché non dovrebbe esserlo?– Rei protestò.
–Ti sta accarezzando la coscia…– Minako indicò col dito la gamba dell`altra.
Visibilmente in imbarazzo, l`uomo fece per ritrarre la mano, ma Rei lo trattenne.
–No, Yuichiro, va bene così…– poi rivolse alla cyber-guerriera uno sguardo di fuoco.
–E tu… fatti gli affari tuoi! Sei la solita sfacciata!
A ridosso del grande tavolo circolare era seduta Ami, con la sua solita espressione seria, e accanto a lei un uomo dai lineamenti europei che Minako intuì essere il compagno di cui le aveva parlato.
C`era anche Mamoru, che le rivolse un saluto caloroso, e una ragazza con un tailleur verde scuro, che sembrava non avere la minima idea del perchè si trovasse lì.
–Ciao Setsuna…– Minako la salutò.
–Ci conosciamo?– Setsuna sussultò come morsa da una vipera –Sono qui su richiesta della Neo-Imperatrice… ma non capisco, perché proprio io? E perché qui tutti sembrano conoscermi?
–Cosa ne sai di fisica cronodinamica?– domandò la cyber-guerriera a bruciapelo.
–Sono solo una studentessa– Setsuna arrossì –non ci capisco molto di fisica avanzata… se non sbaglio, la cronodinamica si occupa della possibilità di viaggi nel tempo. Ma è solo teoria, giusto?
Mina scosse la testa.
–Tutte le persone che vedi qui ti hanno già incontrata… ma tu devi ancora incontrarle. L`imperatrice sta per affidarti un`importante missione, per questo ti ha voluto qui…
–A me!?– ribatté Setsuna a bocca aperta –Che missione?
–Devi tornare nel passato, e rintracciare la figlia dell’imperatrice che non è ancora nata…–Rispose Minako –sempre che le linee temporali coincidano.
–Credo che così possa bastare, Minako– intimò dolcemente Mamoru –Non è il caso di confondere la nostra ospite più di quanto già non sia, non ti sembra?
–Infatti!– sibilò Rei –Perché devi sempre arrivare nei momenti meno opportuni, creare imbarazzo ovunque vai e mettere ogni cosa in subbuglio?
–È quello che l`amore fa, se non sbaglio…– rispose Usagi comparendo nella sala senza preavviso. Kaido e Setsuna la salutarono con un inchino.
–Vostra Maestà…– mormorò Sir Robert Anderson con un cenno.
Rei invece le lanciò uno sguardo tagliente, che la Neo-Imperatrice parò con un sorriso beffardo e poche parole.
–Mi fa piacere vedere che sei sempre la stessa, Rei…
Minako sogghignò.
Usagi si sedette con un movimento languido accanto a Mamoru, concesse ai presenti qualche minuto per mettersi a proprio agio, e solo allora parlò.
–Tutti voi conoscete il motivo per cui vi ho convocato qui (tranne te, Setsuna… Poi ti spiego tutto con più calma).
Essere trattata dall`imperatrice con tanta familiarità, confuse la povera Setsuna ancora di più.
–Innanzi tutto, vorrei ringraziare tutti quelli che sono qui per aver risposto alla mia chiamata– Usagi continuò –sebbene sia arrivata con così poco preavviso e, per alcuni di voi, fosse del tutto inattesa.
Prima di iniziare a discutere l’ordine del giorno, vorrei dare il benvenuto a quelli che si sono seduti a questo tavolo per la prima volta… la signorina Setsuna Meiou…
–Uh… salve…– mormorò Setsuna.
–La mia vecchia amica Minako Aino, che molti di voi già conoscono. Minako ha già fatto parte di una mia congrega in passato, e le ho chiesto di unirsi nuovamente a noi– Minako fece un cenno con la testa ed emise un suono inarticolato.
–Lei non ha ancora dato una risposta– l’imperatrice sospirò.
–E infine– riprese –ma non meno importante, il nostro terzo nuovo membro… Amy?
La donna dai capelli blu premette un tasto sul bracciolo della sua poltrona e una parete si aprì, rivelando quella che sembrava una ragazza in uniforme scolastica.
Appena la vide, Minako ebbe un sussulto.
–Erimi!– esclamò scattando in piedi –Sei tu! Sei viva!– le corse incontro, le si accovacciò davanti e l’abbracciò.
Dopo un attimo tuttavia, si irrigidì e strinse i pugni.
–Un corpo artificiale...– mormorò.
La cyber-guerriera si voltò di scatto contro Amy e Usagi, fissandole in cagnesco.
–Che cosa le avete fatto?– sibilò.
–Le abbiamo salvato la vita!– protestò Amy; ma poi, in tono di scusa aggiunse –Non c’era un altro modo… ti assicuro che, se avessi potuto…
–Basta così!– tagliò corto Minako, poi si voltò di nuovo verso la ragazza.
–Eri-chan…– mormorò.
–Non fa niente, Minako-sensei– Erimi la interruppe fissandola dritta negli occhi, cercando di mostrarsi forte di fronte alla persona più simile ad una madre che lei avesse mai conosciuto –io sono contenta. Anche se sono ridotta così, almeno posso rivederti…
Minako le scompigliò i capelli, o quelli che sembravano capelli, ridendo e piangendo assieme.
–Quante volte ti devo ripetere di non chiamarmi sensei?
–La cibernetica fa davvero miracoli, non trovi?– Erimi continuò come se stesse parlando della cena –Non solo questo corpo sembra vero, ma riesco addirittura a sentire quando mi abbracci…
Minako si ricompose.
–Anch’io sono felice di rivederti, Eri-chan. Mi sei… mancata. Poi guardò di nuovo Amy e Usagi.
–Immagino di dovervi ringraziare…– mormorò tra i denti. E riprese il suo posto.
Usagi concesse un attimo di pausa, poi riprese a parlare come se nulla fosse successo.
–Vi presento Cyborg Moon, la guerriera Sailor dell’ultima generazione…– sospirò di nuovo –e purtroppo, anche un esempio delle misure disperate che i tempi disperati in cui viviamo ci costringono ad adottare.
Sebbene sulla sua faccia fosse impressa una smorfia di collera, dentro di sé, e con proprio disappunto, Minako provava una dolceamara sensazione a cui non era in grado di dare un nome.
Quando Erimi si sedette sulla sedia vuota accanto a lei, si lasciò persino scappare un sorriso, triste e sardonico assieme.
–Tutti voi, non voglio mentirvi– continuava intanto Usagi –ci aspettano tempi ancora più duri. Sarà necessario combattere, e le probabilità non sono a nostro favore…
–Sai che novità!– esclamò Minako, interrompendo nuovamente l’Imperatrice.
–Bentornata, Minako-chan!– Usagi la guardò con affetto –È bello riaverti tra noi!
–Vi ringrazio, Maestà– Minako fece un inchino, capendo finalmente che cos’era la misteriosa sensazione che aveva provato da quando si era seduta a quel tavolo –È bello essere a casa!

Tokyo

Il mattino dopo

Mamoru si svegliò con un tremendo mal di testa. Ricordava vagamente di aver fatto un sogno particolarmente improbabile: Usagi che si presentava davanti alla porta di casa sua con una strana bambina, che si era rivelata essere la loro futura figlia. Poi la bambina se n’era andata, lasciando lui e Usagi da soli. E avevano fatto l’amore.
“Che sogno assurdo” pensò “mi sto davvero lasciando coinvolgere troppo da quella ragazza!”
Mentre cercava ancora di scuotersi di dosso la nebbia di quel sogno, si accorse che Usagi era effettivamente sdraiata accanto a lui, nuda.
–Oh ca...– mormorò.
La sfiorò, più per assicurarsi di non stare ancora sognando, poi osò chinarsi su di lei.
Usagi fu svegliata dal tocco delicato delle labbra di Mamoru dietro al suo collo. Si sforzò di restare completamente immobile, ma non riuscì a trattenere un risolino.
Lui si ritrasse, come un bambino sorpreso con le mani nella marmellata.
–No, continua…– sussurrò Usagi.
Mamoru le scostò i lunghi capelli che erano l`unica cosa rimasta a coprirle la schiena, e le accarezzò le spalle, per poi scendere fino al sedere. Usagi si voltò per permettere al suo innamorato di accarezzarle le parti intime, e solo allora notò che le sue cosce erano sporche di sangue. Le venne in mente una specie di canzone in una lingua strana, che riconobbe d’istinto come un`antica preghiera atlantidea che veniva recitata dopo un sacrificio.
–Spero di non averti fatto male…– arrossì Mamoru.
–No, sei stato dolcissimo…– la ragazza ricambiò con infinita tenerezza le carezze del suo compagno.
–Ne sono felice…– Mamoru rise –e sollevato. Non vorrei che le tue amiche pensassero troppo male di me, quando glielo racconterai…
Usagi lo fulminò con lo sguardo, ma poi arrossì e guardò altrove.
–E dici di non conoscermi abbastanza…– mormorò.
Poi lo baciò.
–E tu, Mamo-chan? Cosa racconterai di me ai tuoi amici? (Per favore, non parlare di tutte quelle oscenità che ho detto!)– Usagi arrossì di nuovo.
–Non preoccuparti, Principessa– la rassicurò Mamoru –non dirò nulla, anche perché… non ho molti amici a cui valga la pena raccontarlo…
–Lo immaginavo– mormorò Usagi –l’ho capito appena ti ho visto, che dovevi essere molto solo…
Mamoru la strinse più forte.
Usagi non protestò, neppure quando sentì le sue unghie graffiarle la pelle.

Regno delle Amazzoni

12000 anni fa

La prima cosa che Qwanda fece appena aprì gli occhi, fu chiedersi dove fosse.
–Vaelle?– chiamò.
Qualcuno le porse una brocca d’acqua, che lei bevve tutta d’un fiato.
Si accorse che c’era una donna assieme a lei, nella penombra. Mormorò qualche parola di ringraziamento, e chiese che posto fosse quello, come ci fosse arrivata, e dove fosse la sua compagna.
Alla fioca luce di un fuoco sul punto di spegnersi, non riuscì a distinguerne la fisionomia; per un attimo si chiese se non si trovasse negli Inferi, e quella che aveva di fronte non fosse un fantasma.
A stento provava sensazioni, quindi non era da escludere che fosse un fantasma lei stessa.
Quando però la donna aggiunse dell’altra legna al braciere e ravvivò il fuoco, la luce e il calore che le sfiorarono il viso le dissero che non era mai stata più viva.
–Qual è il tuo nome?– Qwanda domandò.
La donna le rispose in una lingua sconosciuta.
Le tese la mano.
–Qwanda!– disse.
La donna annuì.
–Lyta!– rispose.
–Felice di conoscerti, Lyta…– mormorò la guaritrice.
Lyta le versò dell’altra acqua, le mise una mano sulla spalla e disse qualcosa.
Poi uscì dalla capanna.
Poco dopo tornò con del cibo; Qwanda tentò di declinare, ma la sua ospite insistette.
La guaritrice mandò giù qualche boccone di malavoglia, ma dopo pochi istanti dovette ammettere di avere davvero bisogno di mangiare.
La donna disse ancora qualcosa, poi uscì di nuovo.
Qwanda tese l’orecchio, e quando sentì dei passi nella neve, pensò che la sua misteriosa soccorritrice stresse tornando con dell’altro cibo o dell’altra acqua, o magari con altra legna.
Invece vide entrare altre due donne, che indossavano le stesse casacche di pelle di daino che aveva visto addosso alla straniera.
–Ti sei svegliata!– esclamò una di loro.
Solo allora la guaritrice le riconobbe.
–Keria! Vaelle!– ribatté la guaritrice –Ma… dov’è la principessa?
–Non preoccuparti– l’atlantidea si scurì in volto –lei starà bene…
–Perché?– domandò Qwanda con urgenza –Cosa le è successo?
–Non agitarti– Vaelle la fece distendere di nuovo.
La straniera era rimasta fuori, a pochi passi dall’entrata della capanna.
–Che posto è questo?– domandò Qwanda –E quella donna chi è?
–Sei nel villaggio delle Amazzoni– spiegò Keria –hai già conosciuto Lyta…
Fece un gesto e la invitò ad entrare.
–Õrega`sãnþai Lyta– le disse –Ghare-né, Nejæ…
L’amazzone annuì e si allontanò di nuovo.
–Vedo che hai già imparato la loro lingua…– Qwanda si chiese quanto fosse rimasta priva di conoscenza.
L’atlantidea scosse il capo.
–Non proprio, solo qualche parola… tu piuttosto, come ti senti?
–Confusa…– la guaritrice mormorò.
Keria e Vaelle le raccontarono tutto quello che era successo mentre lei era incosciente e di come avessero incontrato le Amazzoni.
–Tu hai fatto cosa?– fece la guaritrice quando Keria le riferì della sua avventura in groppa al cavallo.
–Riesci a immaginare nulla di più assurdo?– intervenne Vaelle –Secondo lei, dovremmo andare tutti in giro sulla groppa di quelle bestie, invece di mangiarle!
–Eeeeeh?!– la guaritrice pensò di aver capito male.
–Perché no?– obiettò l’atlantidea –Se riuscissi ad addestrarli, potrei fare delle Amazzoni un’armata di guerriere che combattono a dorso di cavallo! Sarebbero invincibili!
–Amazzoni a cavallo?– la draconiana storse il naso –Non riesco neppure ad immaginare come ti sia venuta in mente un`idea tanto ridicola! Anche nella remota eventualità che tu riesca ad addestrarli, come fai a combattere e a restare aggrappata allo stesso tempo?
Qwanda fischiò, attirando su di sé l’attenzione e interrompendo il litigio.
–Scusate? Non mi avete ancora detto cosa è successo alla principessa!
–Già… la principessa…
Keria le riferì del rito che avevano compiuto, aggiungendo che, se lei si era ripresa, doveva aver funzionato.
–Ma…– balbettò la guaritrice, sconvolta da ciò che era stato fatto per lei –la principessa è…?
–Viva!– l’atlantidea la rassicurò –Però potrebbe avere… bisogno di te… appena ti sarà possibile.
La guaritrice annuì.
–Certo… glielo devo!

Tokyo

Oggi

Purtroppo per Usagi, l’incontro con le sue amiche, quella domenica pomeriggio, non fu per niente felice come se lo era immaginato.
La notizia di un terremoto aveva aperto i notiziari del mattino, ma Chibi-Usa si era svegliata di soprassalto nel cuore della notte, urlando terrorizzata:
–Yog Sothoth! Yog Sothoth!
Mamoru era corso nel soggiorno e le aveva chiesto, non senza preoccupazione cosa fosse successo.
–Qualcuno ha risvegliato il potere dei Grandi Antichi!– aveva esclamato la bambina –Non ne sono certa, ma credo che sia così che è iniziato il Disastro!
Verso le nove del mattino, Makoto ricevette una telefonata da Minako.
–L’hai sentito anche tu?– domandò con voce scossa.
–Sì…– rispose Minako –Ma che cos’era?
Makoto rispose di non averne idea.
Poi ricevette un’SMS con l’invito ad incontrarsi tutte al parco dopo pranzo.
Usagi era arrivata in orario, e questo, agli occhi di Minako, non poteva che essere un segno di qualcosa di terribile.
–Ragazze…– iniziò –ho una notizia bomba e una pessima. La bomba… ho perso la verginità. La pessima… qualcuno ha tentato di evocare Yog Sothoth stanotte!
Makoto sbiancò.
Yog Sothoth?
–Ma chi è Yog Sothoth?– domandò Mamoru.
Makoto, con l’aiuto di Chibi-Usa e Minako, iniziò a raccontare quello che sapeva dei Grandi Antichi, sebbene dovette ammettere che non fosse molto.
Ma era sufficiente per sollevare un mormorio spaventato.
–Sono questi i nostri nemici?– tremò la voce di Usagi.
Ami si fece avanti.
–Fino ad ora non ho fatto altro che studiare…– arrossì –credo sia ora di fare qualcosa di veramente utile. Voglio combattere!
–Se la secchiona vuole combattere, io non posso certo tirarmi indietro!– scattò Minako.
–Ragazze…– sospirò Usagi –siete sicure?
Makoto sorrise.
–È quello che siamo nate per fare, giusto?
–Vi amo, tutti quanti…– Usagi si asciugò una lacrima con la manica –perciò sono pronta a combattere!
–Allora, contate anche me!– intervenne Rei, sbucata fuori da chissà dove.
Minako ed Ami la fissarono stupite, ma fu Usagi a parlarle.
–Hai detto che non volevi avere niente a che fare con noi, mi sembra…
–Credo di aver detto una cosa del genere, in un paio di occasioni…– la giovane donna dai capelli neri bofonchiò.
–E per quale motivo hai cambiato idea?
La giovane sacerdotessa abbassò gli occhi e, in modo appena percettibile, la fronte.
–Mi sono accorta di non avere amici…– sospirò.
–Come sapevi che eravamo qui?– azzardò Ami.
Rei alzò le spalle come se la domanda la infastidisse.
–Nello stesso modo in cui voi sapete… tutte quelle cose che sapete. Lo sapevo e basta. Usagi fissò le sue nuove compagne, incapace di stabilire cosa provava, gratitudine, ansia, coraggio, forse, in un remoto angolo di sé, addirittura eccitazione.
–Mi sembra che ci siamo tutte– parlò come parla una principessa –possiamo cominciare.

Regno delle Amazzoni

12000 anni fa

La porta della capanna era un arco ricavato dalle zanne delle enormi bestie di cui il mondo di oggi non ne ha più viste di simili.
All’interno Qwanda si stava dando da fare per medicare la principessa Serenity, sebbene lei stessa non si fosse ancora ripresa del tutto.
–Non ho mai visto ferite del genere…– ripeteva –non capisco come tu possa essere ancora viva!
–Ma lo sono!– rispose Serenity debolmente –E credo che sia per un motivo…
La guaritrice la fissò con tristezza.
–Principessa… avresti fatto meglio a lasciarmi morire! Combattere per l’eternità mi sembra un destino davvero troppo crudele!
–Io credo che sia un dono invece… finalmente ho la possibilità di proteggere coloro che amo! Quale modo migliore di passare l’eternità? E poi…– la principessa fece una pausa.
–E poi?– la incoraggiò la guaritrice.
–E poi non sarò sola– Serenity riprese –la Dea mi ha promesso che, finché avessi continuato a combattere, ci sarebbe sempre stato qualcuno al mio fianco…
–Se è come dici– Qwanda la guardò negli occhi –lascia che io sia una tua compagna!
–Attenta a ciò che chiedi!– la principessa la rimproverò –Vorresti davvero condividere il mio destino?
Qwanda serrò le labbra.
–Mia signora…– esitò –anzi… Serenity. Tu hai rischiato la tua vita per salvare la mia. Hai accettato di percorrere la via della Guerriera Eterna, a causa mia. Che posso fare, se non essere al tuo fianco? E se questo significa che dovrò combattere per l’eternità, allora… piaccia che sia così.
La principessa avrebbe voluto abbracciarla, ma era così debole che riusciva appena a prenderle la mano e a stringerla.
–Ti ringrazio… sorella mia…

Tokyo

Oggi

Nonostante fosse ormai notte tarda, la luce era ancora accesa nel tempio Hikawa.
Due figure incappucciate si avvicinarono all’edificio sacro, facendosi strada tra la nebbia.
–Lo avete trovato?– domandò Chibi-Usa.
–Sì!– rispose Makoto togliendosi il cappuccio e passando lo zaino a Mamoru.
–Ma non chiederci come!
Mamoru tirò fuori dallo zaino un grosso libro dalla copertina nera.
Il titolo, in caratteri occidentali arcaici, era di una sola parola: NECRONOMICON.
Ami aprì il libro e iniziò a leggerlo, traducendo quello che poteva, mentre la voce le tremava sempre di più ad ogni pagina.
Rei prese una manciata di fuda e iniziò a fare una serie di scongiuri.
–Chi mai è in grado di combattere contro qualcosa del genere? Mormorò Usagi.
–Tu lo hai fatto…– rispose Chibi-Usa –nel futuro…
–Forse questo potrebbe esserti utile…– Makoto le porse qualcosa –l’ho consacrato apposta per te…
Era un piccolo coltello con l’impugnatura d’avorio, e una lama argentata a forma di mezzaluna.
Usagi lo impugnò e, facendo appello a tutto il suo coraggio, si alzò in piedi.
–Bene… sono la paladina della giustizia più improbabile che sia mai esistita, metà Buffy, metà Sarah Connor e vestita alla marinara. Il mio nome è Sailor Moon e, in nome della Luna, punirò Cthulhu…

FINE

EPISODIO 12
HOME
CYBORG MOON

  Site designed by ShadowHunter - 2007
Tutti i nomi che compaiono nei paragrafi intitolati "TOKYO" sono copyright di Naoko Takeuchi e Kodansha. I paragrafi intitolati "REGNO DELLE AMAZZONI" invece, sono completamente originali. Il Mito di Cthulhu è un'invenzione di H.P. Lovecraft.