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Non erano passati più di tre giorni da quando la principessa Serenity e le sue compagne si erano rifugiate nella caverna, che aveva cominciato a cadere la prima neve.
Sedute in cerchio attorno al fuoco, avvolte nella pelliccia dell`orso ucciso o in giacche di cervo per ripararsi dal freddo (Qwanda aveva anche tentato di conciare le pelli, usando le radici di certe piante che di solito le servivano come disinfettante) tre giovani donne ridevano e scherzavano, congratulandosi a vicenda per come erano riuscite a sopravvivere.
Vaelle invece se ne stava in disparte, accovacciata con la schiena contro la parete, avvolta nel suo prezioso mantello e in ciò che restava dei suoi abiti.
Silenziosa come un`ombra, e altrettanto cupa, fissava il fuoco con intensità e desiderio.
“Nelle mie vene scorre il sangue del Drago” pensava tra sé “un tempo, avrei potuto sentire il Fuoco dentro di me!”
Strinse tra le dita il suo Rubino di Fiamma, sperando di richiamarne il Potere. Invece rabbrividì.
“Perché ora non lo sento? Mio Signore, perché hai abbandonato tua Figlia?”
Ma, se anche poteva sentirla, il Drago non le rispondeva.
Nel cuore di Vaelle cresceva un altro fuoco, il freddo fuoco del rancore.
E con rancore guardava le sue compagne.
Quando scese la notte smise di nevicare e sorse la Luna, trasformando la bianca distesa invernale in un mare d`argento risplendente.
La Principessa Serenity uscì dalla caverna, alzò le braccia al cielo e volse lo sguardo alla Luna, assieme a queste parole:
Salute a te Madre
Fulgido Splendore
Esaltata tra gli Dei
Somma Datrice di Vita
Concedi la Tua Luce
a noi mortali
Ora e per sempre
E piaccia che sia così
Le sue compagne, ascoltandola, furono avvolte da un gran senso di pace. La principessa sembrava davvero la Figlia Splendente della Luna, che era il significato del suo nome in atlantideo.
Solo Vaelle la fissava di nascosto.
Solo Vaelle non era in pace.
Non c’è Luna per me, solo la Notte e le Tenebre… non c’è fuoco per me, solo il gelo degli inferi…
pensava.
Odio la Luna e la sua luce, che mi è stata negata! Odio il fuoco, che mi ha abbandonata! Odio Serenity! Odio… nient`altro mi sostiene… di nient`altro ho bisogno!
Si raggomitolò su se stessa per proteggersi dal freddo, stringendo i denti e i pugni, abbandonandosi all`oscurità.
Il rumore degli elicotteri sopra di lei, e quello delle sirene sotto di lei, riempiva l`aria e la luce degli enormi fari, puntati verso il cielo, offuscava le stelle. |
Vaelle si svegliò nel cuore della notte, da un sonno inquieto, forse da un incubo che non riusciva a ricordare, ma che la riempiva ugualmente di terrore.
Sudava freddo.
Attorno a lei, le altre dormivano senza pensieri.
Guardare le loro forme, beatamente avvolte dal placido sonno e dai raggi della Luna, rinnovò il suo odio.
Tagliare le loro gole nel sonno… pensieri febbricitanti sciamavano nella sua mente, come scintille di un incendio impazzito. Strappare i loro cuori… divorarli mentre ancora battono…
Una fitta di dolore colpì il suo stesso cuore, come se fosse stata trafitta da una freccia.
Il suo urlo svegliò Serenity, che dopo un attimo di smarrimento, corse subito accanto alla donna dell`est.
–Vaelle, Vaelle! Che hai? Stai male? Ti prego, parlami!
La donna mormorò qualcosa in draconiano.
–Non ti capisco…– la principessa scosse il capo.
–Mmmm, Madre Luna e tutti gli Dei!– protestò Keria, destata di malavoglia –Non si può neanche dormire…?
–Vaelle sta male!– esclamò Serenity.
–Bene, che muoia!– ribatté l`atlantidea voltandosi dall`altra parte.
–Che cos`ha?– Domandò la guaritrice, accorrendo al fianco della principessa.
–Non lo so!
Vaelle provò il desiderio improvviso di gettarsi nel fuoco, poi di correre via nella notte, finché il vento e la neve avessero avuto ragione di lei.
–Lui… lui non mi vuole! Mi sta scacciando!
–Calmati, Vaelle!– le intimò Qwanda –Chi ti sta scacciando?
–Mi vuole morta! Vuole prendere il mio cuore!
–Lo spirito dell`orso!– intuì Serenity –È lui che la sta attaccando!
–Il Drago non mi risponde…– la donna dell`est si abbandonò ad un pianto doloroso e incontrollabile –perché?
–Te lo spiego io!– sibilò Keria abbandonando il suo giaciglio –Perché tu sei indegna del sangue che porti!
–Il sangue, certo!– fece la principessa –Ecco il motivo…
Qwanda la guardò con aria interrogativa.
–Bevendo il sangue dell`orso abbiamo acquisito anche il suo spirito! Per questo non ci attacca, ci considera suoi parenti!
–Io… mi… mi sono rifiutata di berlo!– urlò Vaelle in preda al delirio.
–Proprio così!– sibilò ancora Keria –la tua stessa arroganza ti ha perduto, come ha perduto il regno di Elysion! Ecco perché il Drago non ti risponde!
–Se è così– la donna dell`est si abbandonò sul giaciglio –allora lasciatemi morire…
–Morirà certamente– costatò Serenity –a meno che non beva il sangue dell`orso!
–E come?– Keria alzò le spalle –Non ce n’è rimasto più!
–Allora non c’è che un`alternativa!– esclamò la principessa, raggiungendo il suo coltello rituale.
La lama a mezzaluna lacerò il suo polso.
–Bevi il mio sangue!– ordinò a Vaelle.
Forse erano solo le parole della principessa che riecheggiavano nella caverna, ma in quel momento alla donna dell`est parve di udire, finalmente, la voce del Drago:
Bevi! Le diceva.
Gettandosi alle spalle ogni traccia della sua vita com`era stata, Vaelle obbedì.
Per Mamoru non era un problema fare tardi la notte, ma non sempre era occupato con le gioiellerie.
Come assistente del professor Jonsten, gli capitava spesso di dover rimettere in ordine i suoi appunti dopo una conferenza.
Mentre era occupato con una montagna di scartoffie, sentì un rumore che proveniva dalla stanza in fondo al corridoio.
Decise di dare un`occhiata, più per curiosità che per reale preoccupazione; forse era solo un gatto, pensò, o magari due studenti erano sgattaiolati nell`edificio per fare l`amore di nascosto. Ebbe un sussulto quando vide il guardiano notturno riverso a terra, e la porta, che avrebbe dovuto essere chiusa a chiave, spalancata.
Raccolse la pistola che la guardia aveva lasciato cadere, si appiattì contro la parete e strisciò verso l`ufficio.
Qualcuno stava effettivamente frugando negli schedari e nella scrivania, Mamoru non riuscì a capire chi fosse, vide solo che era alto e magro.
Mamoru accese di colpo la luce e puntò la pistola addosso al ladro.
–Va bene amico, fermo lì!
Ci volle tutto il sangue freddo di cui disponeva per non gettar via la pistola e darsela a gambe.
La figura di fronte a lui aveva una pelle chiarissima, quasi traslucida, due occhi scuri e incavati, una piccola bocca con denti aguzzi e lunghe braccia, che terminavano con dita così lunghe e sottili che parevano artigli.
Era alto e magro, troppo alto, e troppo magro.
L`uomo, o quel che era, lanciò un urlo, o meglio un sibilo, e scappò via sfondando la finestra.
Rei si svegliò urlando, graffiando l`aria, il sapore metallico e dolciastro del sangue ancora sulle sue labbra…
Provò l`impulso di vomitare.
Era tutta sudata, e il cuore le batteva così forte che sembrava volesse aprirle il petto e strisciare via da solo, lasciando indietro il suo corpo come un guscio vuoto.
Pianse di rabbia.
–Sembra che io sia destinata ad avere un debito con la Principessa della Luna…– mormorò –un debito di sangue…
–Qualcuno ci stava seguendo!– esclamò Minako concitata.
–Un maniaco?– Usagi si morse il labbro.
–Non lo so!– rispose la ragazza bionda –ma la cosa strana è che Ami l`ha percepito!
Usagi fissò Ami con aria interrogativa.
–Non saprei come descriverlo– mormorò la ragazza dai capelli blu –è stato come essere investita da un`onda… non è la prima volta che mi succede, ma non ero mai riuscita a… localizzare la fonte!
–Ti era già capitato prima?– fece Usagi, un poco allarmata.
–Mi era capitato di sentirmi osservata– precisò Ami.
–Ma perché solo Ami?– sbuffò Mina.
–Forse solo lei ha questa particolare sensibilità– ipotizzò Usagi –o forse, chiunque la stia seguendo, è interessato solo a lei…
–Uno stalker?!– Minako s`irrigidì.
–Non so dirtelo…– Usagi socchiuse gli occhi –In ogni caso, penso sia meglio che Ami non vada in giro da sola, finché non scopriremo qualcosa di più… almeno una di noi dev`essere con lei in qualunque momento!
Mina annuì.
–Faremo dei turni per accompagnarla da casa a scuola e viceversa– continuò la ragazza coi codini. Ora aveva quella luce negli occhi che Minako conosceva bene, che voleva dire “non ammetto repliche”.
–Ami, non dovrai andare da nessuna parte se non ci siamo anche noi. Inoltre, (non riesco a credere a quello che sto per dire) nei prossimi giorni è meglio se resti a casa a studiare!
–Ahi!– Minako sobbalzò come se fosse stata punta da un`ape.
–Non è un problema– rispose Ami.
Minako si morse la lingua prima di dire “maledetta secchiona”.
Usagi accompagnò Ami a casa.
Il mattino dopo Minako andò a riprenderla.
La ragazza dai capelli blu era evidentemente preoccupata.
Mina pensò che fosse per via dello stalker.
Tentò di rassicurarla, sebbene neppure lei si sentisse troppo tranquilla.
–Non è lo stalker che mi preoccupa– Ami strinse i denti, come se fosse restia a parlare –Cioè, sì, ma in questo momento non sento la sua presenza…
–Se non è per lo stalker– domandò Minako –allora che altro c’è?
–Mia madre mi ha detto che la scorsa notte qualcuno si è introdotto all`università…
La ragazza bionda alzò le spalle con sufficienza.
–Non vedo come questo ti riguardi!
–È entrato nella facoltà di archeologia!– esclamò la ragazza dai capelli blu –e per la precisione, nell`ufficio del professor Jonsten!
Minako guardò la compagna con inquietudine.
–Allora ci riguarda…– mormorò.
Rei stava ramazzando il cortile davanti all`ingresso del tempio. Il movimento ritmico della scopa l`aiutava a riflettere, a volte, persino meglio della meditazione.
La sacerdotessa faceva sempre molta attenzione a spingere la polvere nella direzione opposta al tempio, cercando nello stesso tempo di evitare che finisse addosso all`albero sacro.
Questa volta però, un refolo di vento la sospinse indietro, proprio verso la soglia dell`edificio di culto.
“Brutto presagio” pensò.
Quasi a voler confermare i suoi timori, un corvo si posò accanto a lei.
La giovane sacerdotessa tentò senza successo di scacciarlo.
Un secondo corvo si unì al primo.
I due uccelli zampettarono verso il tempio e sparirono all`interno.
Rei li inseguì, brandendo la scopa.
I corvi si misero a volare per la stanza, ma invece di uscire, sfondarono il pannello che chiudeva la stanza dell`altare. La scopa si abbatté su di loro, ma riuscirono ad evitare il colpo cambiando direzione all`improvviso, quindi Rei prese in pieno l`altare, mandando in mille pezzi la ciotola di riso che vi era stata posta sopra come offerta.
Gli uccelli presero a beccare i chicchi sparpagliati.
A quella vista, la sacerdotessa inorridì.
–Sventura!– esclamò.
I corvi volarono via.
Circa un`ora dopo arrivarono al tempio due poliziotti.
–Buongiorno, signorina– uno di loro si presentò formalmente –Sono l`agente Watsuki, del comando distrettuale di Tokyo. E il mio collega è l`agente Ikeda.
Vorremmo farle alcune domande, se permette.
–Prego…– mormorò Rei.
l`agente Watsuki tirò fuori il suo taccuino.
–Il suo nome?
–Hino Rei– rispose la giovane donna.
–Hino?!– il poliziotto si bloccò di colpo –per caso è parente dell`Onorevole Hino, del Partito Liberaldemocratico?
–L`Onorevole Hino…
Rei serrò i denti prima di finire la frase.
–…è mio padre.
–Ci scusi se l`abbiamo disturbata, signorina– l`agente Watsuki fece un inchino
–Arrivederci!
I due poliziotti girarono sui tacchi, ma Rei li trattenne.
–Volevate farmi delle domande, se non sbaglio?
–Ah, sì, certo…– balbettò l`agente Watsuki bloccandosi sui suoi passi.
–Allora?
–Beh…– il poliziotto riprese il suo taccuino, in preda all`imbarazzo –non è nulla d`importante in realtà… stiamo solo facendo un lavoro di routine, nel vicinato…
–Riguardo a che cosa?– Rei iniziava a dare segni d`impazienza.
–È stata denunciata la scomparsa di alcune persone in questa zona– l`agente Ikeda rispose al posto dell`agente Watsuki.
–Ah– la sacerdotessa fulminò l`agente Watsuki con lo sguardo –e questo sarebbe ‘nulla d`importante’?
–Ovviamente, il tempio non può in alcun modo essere coinvolto– balbettò l`agente Watsuki, sudando freddo –Tuttavia… se lei fosse a… conoscenza… di qualche dettaglio che potrebbe esserci utile… e volesse essere così gentile da fornircelo…
–Per mia sfortuna no– ribattè Rei secca –come potete vedere, il tempio è isolato dal resto del quartiere. Tuttavia, se dovessi sapere qualcosa, avviserò subito la polizia.
–La ringrazio infinitamente per la sua collaborazione, signorina Hino– l`agente Watsuki fece un altro inchino –e porga i miei rispetti a suo padre!
–Mio padre e io non parliamo spesso– sibilò Rei –ma lo farò, se lo vedo!
Dopo che i due poliziotti furono andati via, la sacerdotessa sputò in terra.
Rientrò nel tempio, si purificò con l`acqua, e si inginocchiò davanti all`altare, in silenzio.
Che tu sia maledetto, padre! La tua ombra corrotta mi segue ovunque!
Pensò.
Abbassò con tristezza la testa, rassegnandosi al proprio destino.
Il posto era buio e polveroso. Pile di scatole erano impilate lungo le pareti, e sugli scaffali erano stati dimenticati gli oggetti più strani.
L`improvviso crepitio di una scarica elettrica ruppe l`immobilità.
La stanza venne attraversata da quello che sembrava un fulmine argentato.
Poi un altro fulmine.
Altri due.
Alcuni degli oggetti esplosero in scintille.
All`interno dello sciame di fulmini comparve una piccola sfera di luce, di uno strano color rosa salmone.
La sfera crebbe fino a raggiungere il diametro di circa un metro, diventando sempre più luminosa.
Tutto questo durò due o tre minuti al massimo, poi la sfera scomparve, e al suo posto si materializzò una piccola figura rannicchiata.
–Oh, crusta!– esclamò –Ma in che razza di scattumiera sono andata a sforarmi?
La porta in cima alle scale si aprì, e la luce si accese.
L`intrusa fece un goffo tentativo di nascondersi dietro ad uno degli scaffali.
–C’è qualcuno?– indagò la giovane donna in cima alla scala.
Non ricevendo risposta, decise di scendere a controllare.
Imprecò notando lo sfacelo.
–Makoto?– chiamò una voce.
–Chi c’è?– sobbalzò la donna –Vieni fuori!
Makoto rimase sorpresa di vedere una bambina uscire da dietro uno scaffale.
–Sei Makoto?– chiese.
–Come sai il mio nome?– domandò la donna portando le mani ai fianchi –Chi sei? Che ci fai nel mio scantinato? E… perché sei nuda?
–Nuda?– la bambina si guardò.
–OH CRUSTA!– esclamò tentando di coprirsi.
Guardò la donna con un risolino.
–Credo che i miei vestiti… siano rimasti dall`altra parte!
–Dall`altra parte di che?
–Lascia perdere– rispose la bambina –tanto non mi crederesti… piuttosto, ho bisogno del tuo aiuto! È una faccenda della massima grisma!
–‘Grisma’?– balbettò Makoto.
–Sì, devo assolutamente trovare una persona!– esclamò la bambina con urgenza.
–Uh, d`accordo– replicò Makoto incerta –ma questa persona… chi è?
–Si chiama Usagi– rispose la bambina –Tsukino Usagi.
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