DUCA D'INSUBRIA

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Io a Loch Ness
Dicono che sono un tipo insolito, addirittura strano.
Al liceo mi chiamavano "Il Mostro".
Può darsi che ci sia qualcosa di vero, perchè quando sono stato a Loch Ness, il mostro è uscito dal lago e ha fotografato me (qui accanto potete vedere la foto che mi ha scattato).
Da allora siamo in ottimi rapporti, e ogni tanto ci telefoniamo.

In fondo, due mostri insieme fanno già una specie di normalità.

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In un'altra occasione ho incontrato il capo di un importante clan scozzese, niente meno che il discendente del glorioso William Wallace. Sfortunatamente l'ho preso nel momento sbagliato e mi ha mandato a quel paese. In quell'occasione, devo ammettere, l'errore è stato mio: ero andato al Cimitero Scozzese senza fare colazione, perchè avevo paura di arrivare in ritardo per la cerimonia di commemorazione che vi si sarebbe dovuta tenere.
Siccome l'autobus non arrivava fin là, ho anche dovuto camminare per un paio di chilometri. Quando finalmente sono riuscito a mettere qualcosa nello stomaco e la mia testa ha ripreso a funzionare, ho realizzato che solo un idiota avrebbe potuto rivolgersi in quel modo al capo di un clan, subito dopo una cerimonia! (Colgo l'occasione per fare le mie scuse).

Ripensandoci, non mi è andata troppo male neanche quella volta. Quanti possono vantarsi di essere stati mandati a quel paese dal capo di un famoso clan scozzese?

Prima di azionare la bocca, assicurarsi che il cervello sia inserito
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A parte gli scherzi, come potete immaginare, ho viaggiato parecchio, e in ogni posto in cui sono andato, ho preso appunti.
Il diario del mio primo viaggio in Irlanda (2005), illustrato da foto, resta la mia opera più completa, ma ho appunti sparsi per tutta la casa, sugli argomenti più disparati (Storia, Psicologia, Folklore, Politica, e anche il mio secondo viaggio in Irlanda, nel 2007, che però non sono ancora riuscito a scrivere perchè ho perso parte degli appunti).
Durante questi lunghi viaggi, ho sviluppato una mia personale visione del mondo, ma, nonostante vari tentativi, a causa della vastità e della complessità degli argomenti, e anche perchè, lo ammetto, sono un po' dispersivo, non sono mai riuscito a mettere per iscritto un quadro d'insieme coerente.
Questo è il mio tentativo di farlo.

In linea di principio mi considero un Celta, ma non ho mai avuto a che fare con una certa area politica, nè voglio averne. Il vero celta non è un contestatore ma un ribelle. Non segue chi strilla più forte, ma chi dimostra con i fatti il proprio valore. A volte sbanda, ma quando ha dato la sua parola, la mantiene.
Infatti, gli antichi Celti attribuivano un tale valore alla parola data da ritenere addirittura superflui i contratti scritti, che disprezzavano (chi ha bisogno di mettere un patto per iscritto, sta già pensando di infrangerlo).
Da buon celta, sono anche molto superstizioso, se per superstizione si intende rispetto per ciò che non si conosce.
In realtà sono solo possibilista riguardo l'esistenza delle Fate, mentre tendo ad essere molto scettico riguardo ai programmi elettorali, ai medici e ai fondi pensionistici.

Tra i Celti godevano di grande prestigio i poeti e i profeti. Nonostante la loro tradizione fosse tanto antica, la loro mente era sempre rivolta al futuro. La tradizione infatti non può essere solo un'acritica imitazione del passato: deve essere rivolta anche all'avvenire, o meglio al Divenire.
Io stesso ho una mia particolare visione del futuro.
Credo che la definizione corretta sia cyberpunk (Un cyberpunk è un ribelle che lotta per sopravvivere in un mondo dove la tecnologia è uno strumento nelle mani di un potere corrotto. Cosa c'è di più celtico?).
Come i poeti celti tuttavia, sono arrivato a questa visione profetica studiando la Storia. Sta a voi decidere se sono stato o meno un buon veggente.

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