|
|||||||||||
|
|
|
|
|
Sopra all`orizzonte, dove era visibile negli squarci della coltre nuvole che sembrava uno scuro drappo strappato, il cielo aveva cominciato a tingersi d`oro; poi, oltre le enormi pietre, comparve un disco infuocato, straordinario nel suo splendore.
Avvolta nel pesante mantello verde che la riparava dal freddo, Fiona si avvicinò all`altare e sorrise: un nuovo giorno era iniziato e lei, che aveva passato quella lunghissima notte ad aspettarlo, era pronta a ringraziare gli dei che ancora una volta avevano fatto tornare il Sole.
In cima alle colline ardevano ancora gli ultimi grandi fuochi, il cui bagliore, seppure offuscato dalla luce più intensa dell`alba, dava a Fiona un senso di completezza e di gioia.
Eppure… eppure qualcosa non andava. Fiona non riusciva a spiegarselo, ma una strana, strisciante sensazione di ansia si stava lentamente impadronendo di lei.
Il silenzio del grande cerchio di pietre si era trasformato in un gemito, un sussurro, un richiamo. Fiona si guardò intorno, ma nessuno degli altri pareva sentirlo.
–Ma io lo sento. –pensò lei. –Sta chiamando me
Si, non c`erano più dubbi: le pietre le stavano parlando.
Gli sguardi degli anziani non tradivano alcuna emozione.
–Devo partire
–Ma perché Fiona? Le chiese Angus.
–Non lo so –rispose lei –ma è importante.
–Puoi dirci almeno dove hai intenzione di andare? la interrogò Rhiordan.
–A sud. Verso il mare La sua voce era diventata più risoluta ora.
–Verso il mare ripetè tra se.
–È piuttosto vago, non credi? a parlare era stata una donna dai lunghi capelli rossi striati di bianco, e dai profondi, penetranti occhi grigi.
Fiona era sempre stata intimidita da quella donna di cui non sapeva il nome, ma questa volta sostenne il suo sguardo senza un`ombra di timore.
–Le pietre mi hanno parlato ribatté Fiona in tono di sfida.
La vecchia continuò a fissare intensamente Fiona, ma lei non batté ciglio, e dopo qualche minuto non poté fare a meno di distogliere lo sguardo.
Qualcuno lanciò un`esclamazione di sorpresa.
–Chi è questa giovane che osa sfidare gli anziani? gridò una voce indignata.
–Non voglio sfidare proprio nessuno –rispose Fiona –ma ho una… esitò. –Ho una missione da compiere –riprese -e intendo portarla a termine con o senza la vostra approvazione!
–Che impudenza! tuonò qualcuno.
–Come osa… fece eco qualcun altro.
–Va punita!
–Sì! È giusto! Puniamola!
–SILENZIO!
All`intimazione della donna dagli occhi grigi tutti gli altri tacquero.
–Fiona –riprese l`Anziana –tu affermi che le rocce ti hanno parlato. Sei disposta a giurarlo sulla tua vita?
–Sul Vento, sul Cielo e sulla mia stessa vita fu la risposta.
–Sia come vuoi. Ti sottoporremo alla Prova del Destino. Se la supererai potrai andare. Altrimenti moriraiFreddo. L`unica cosa a cui riusciva a pensare era che aveva freddo. Nonostante il fuoco delle torce, nonostante il mantello in cui cercava disperatamente di avvolgersi, si sentiva gelare le ossa.
Per un momento dimenticò persino il motivo per cui si trovava lì quella notte: non pensava al vischio che stringeva in mano, non pensava alla pietra squadrata verso cui camminava, non pensava agli anziani che la seguivano, né ai loro sguardi taglienti. Non pensava neppure che, se non fosse riuscita a farla urlare, sarebbe stata sacrificata su quella stessa pietra.
Pensava solo al freddo.
Quando giunsero di fronte alla pietra, la donna dagli occhi grigi le porse un pugnale d`argento con delle complicate incisioni a spirale sull`elsa.
–Prendilo le ordinò seccamente.
–Svegliati Fiona –pensò tra se –o questo affare ti entrerà in gola
La giovane druidessa afferrò il pugnale che l`Anziana le porgeva, quindi posò il vischio esattamente nel centro della pietra con un gesto solenne.
–Per il… ma il freddo della notte sembrava averle ghiacciato anche le parole in gola.
–Eppure è estate –pensò –come faccio ad avere così freddo?
–Allora? la spronò l`Anziana.
–Sta zitta vecchia cornacchia
Fiona dovette lottare per non pronunciare quelle parole ad alta voce. Non riusciva a crederci: non solo la terribile donna dagli occhi grigi non le faceva più nessuna paura, ma era stata sul punto di chiamarla “vecchia cornacchia”!
–Che hai da ridere? proruppe seccata Vecchia Cornacchia.
Ma ormai Fiona non la sentiva più.
Ne sentiva il freddo.
Le parole le uscirono dalla bocca come un fiume in piena:-
–Per il sangue del Drago che dà vita alla Terra, per il Cielo, e il Vento, e l`Acqua e il Fuoco, questa notte, o Luminosa Signora io t`invoco: rispondi, ti prego, alla tua figlia devota! poi si tagliò il palmo della mano con il pugnale e lasciò che il sangue cadesse sul vischio e sulla pietra. Quello che seguì fu il fragore di mille tuoni: gli anziani caddero a terra storditi, coprendosi le orecchie.
Anche l`Anziana venne scaraventata indietro come se fosse stata colpita da un pugno.
Solo Fiona rimase immobile.
–Siete soddisfatti? urlò.
L`Anziana si rialzò ansimando.
–E io che non volevo crederti ebbe la forza di dire.Fiona non riusciva a dire da quanto tempo fosse in viaggio: giorni? Mesi? Anni forse. Era come se il tempo non avesse più significato.
Aveva attraversato foreste, colline, fiumi, luoghi che non aveva mai visto, eppure sapeva sempre dove andare.
Aveva superato la nebbia, la pioggia e la neve. Era stanca, affamata e tutta indolenzita, ma continuava a sentire quell`urgenza di andare avanti, avanti, avanti, sempre avanti.
–È assurdo –pensò –mi sembra di camminare in un sogno. Tutto questo non può essere reale
Ma la stanchezza, il dolore, la fame che sentiva erano fin troppo reali: ogni passo era un`agonia, il suo corpo non le rispondeva più, finché cadde a terra sfinita.
Non riusciva più ad andare avanti, ma all`improvviso capì che non ce ne era bisogno. Era arrivata. Arrivata dove? Al mare? No. Non era il mare quello di fronte a lei, era solamente un lago.
Raccogliendo le forze Fiona si avvicinò alla superficie per bere, ma si ritrovò in acqua senza neanche accorgersene.
Non era caduta: qualcosa l`aveva trascinata nel lago, e peggio, la stava trascinando verso il fondo.
–Lasciami… lasciami!
Fiona cercava disperatamente di lottare, ma ormai non aveva più forze.
–la…scia…mi…Era una strana sensazione.
Fiona sentiva di essere sdraiata su qualcosa, eppure aveva come l`impressione di galleggiare nel vuoto.
Il dolore era scomparso, sostituito da quella che le sembrava una sorta di tenera carezza.
Un suono incomprensibile ma dolcissimo sembrava riempire l`aria stessa.
Nonostante i suoi occhi fossero chiusi, Fiona riusciva comunque a percepire la luce tenue ed evanescente di quel luogo.
Quale luogo? Ricordava soltanto quella… quella cosa, la cui presa d`acciaio la trascinava in fondo al lago; ricordava l`acqua che le riempiva i polmoni fino a farli scoppiare; e poi… nulla.
Come mai era ancora viva? O forse non lo era. Forse aveva raggiunto la Terra della Giovinezza, il Tir Na Nog, dove il dolore non esiste?
Mi sento come se mi fossi appena svegliata da un lungo sonno, pensò.
Era questo che era successo? Era stato davvero solo un sogno?
Aprì gli occhi e decise che stava sicuramente sognando: ogni cosa attorno a lei era indefinita, avvolta in una luce impalpabile che pulsava come una cosa vivente.
Creature stupende, slanciate, diafane, dai capelli privi di colore e occhi come di fuoco le stavano attorno, sorridendo con aria protettiva.
–Finalmente sei arrivata disse uno di loro.
–ti aspettavamo gli fece eco un altro.
–Complimenti per essere arrivata fino a noi. Ci dispiace di averti reso le cose tanto difficili, ma era necessario che ti mettessimo alla prova
–Chi siete? –sussurrò Fiona –siete stati voi a chiamarmi?
–Sì fu la risposta.
–Perché?
Uno di loro porse a Fiona una spada.
–Prendila le disse dolcemente.
Esitante Fiona tese la mano verso l`arma.Fiona stava in piedi sulla superficie del lago, con la misteriosa spada ancora stretta tra le sue mani. Di fronte a lei c`era un uomo con indosso una corazza.
–Qual è il tuo nome? gli chiese.
–Uther Pendragon rispose l`uomo.In un alito di vento erano passati anni e anni. Eserciti si erano scontrati.
Un grande regno era sorto e caduto. Un uomo, la sua corazza sporca e opaca, si avvicinò alla sponda del lago, estrasse la spada e la gettò in acqua.
Fiona la raccolse.
–Sei stata brava Fiona
Lei chinò rispettosamente la testa e fece per restituire la spada alla splendida creatura.
–No –si sentì rispondere –vorremmo che la tenessi tu, finché il suo legittimo proprietario non tornerà a riprendersela
–Ti senti in grado di custodirla fino ad allora? le chiese un`altra voce.
–Voi mi onorate. –rispose Fiona –Cercherò di non deludervi
Lasciatasi il lago alle spalle, Fiona si incamminò verso casa.
Le sembrò di aver fatto solo pochi passi quando giunse in vista della collina dove aveva sentito per la prima volta la chiamata delle pietre.
Felice, si diresse verso il villaggio.
–Fiona?
Era il vecchio Angus.
–Salve –lo salutò la giovane –cosa è successo in mia assenza?
–successo? Ma sei stata via non più di due ore rispose Angus stupito.
Lei sorrise.
–E quella dove l`hai presa? chiese Angus indicando la spada.
–Non è mia –rispose Fiona –sono solo la sua custode.
| Site designed by ShadowHunter - 2008 |